« Torna indietro

Siglato l’accordo nazionale per 60mila medici di famiglia: aumenti in campo per 300 milioni annui

Pubblicato il 15 Gennaio 2026

300 milioni l’anno per il rinnovo della convenzione 2022-2024

Con lo stanziamento di 300 milioni di euro annui destinati agli incrementi retributivi e con importanti novità sul piano normativo, diventa operativo il nuovo Accordo collettivo nazionale (Acn) 2022-2024 per il rinnovo della convenzione dei circa 60mila medici di medicina generale. Il provvedimento ha ottenuto il definitivo ok della Conferenza Stato-Regioni, segnando un passaggio ritenuto cruciale dalla categoria.

L’intesa arriva nello stesso giorno in cui Forza Italia ha depositato una proposta di legge finalizzata a superare il regime di incompatibilità lavorativa per i medici di famiglia e per quelli ospedalieri, introducendo maggiore flessibilità nell’organizzazione del lavoro.

Aumenti medi fino a 609 euro al mese per i “massimalisti”

Il segretario generale della Fimmg, Silvestro Scotti, parla di “un cambio di passo significativo”, pur sottolineando che il percorso non è concluso. L’obiettivo, afferma, è chiudere entro giugno anche il nuovo accordo 2025-2027, così da riallineare definitivamente i rinnovi contrattuali.

Sul fronte economico, gli aumenti variano in base alla tipologia di incarico. Un medico di famiglia con 1.500 assistiti – il cosiddetto massimalista – potrà contare su un incremento medio di circa 609 euro lordi mensili. Complessivamente, l’accordo riconosce un aumento vicino al 6%, includendo il recupero dell’arretrato 2022-2024 e 150 milioni di euro di contribuzione previdenziale riferiti al biennio 2024-2025.

Più tutele e flessibilità sul piano normativo

Accanto agli aspetti economici, l’Acn introduce correzioni normative mirate, in attesa di una revisione più ampia nel prossimo rinnovo. Tra i punti qualificanti figurano maggiore flessibilità per i medici neo-genitori e strumenti di supporto per i medici in formazione che svolgono incarichi temporanei.

L’accordo richiama inoltre tutti i professionisti a una prescrizione appropriata di esami e visite, e rafforza il percorso di integrazione dei medici di medicina generale nelle Case di Comunità, considerate un nodo centrale dell’assistenza territoriale.

La proposta di Forza Italia: superare l’incompatibilità

Tiene conto delle mutate esigenze del sistema sanitario anche il testo di legge presentato da Forza Italia, che mira a consentire ai medici – ospedalieri e convenzionati – di svolgere attività aggiuntive retribuite, al di fuori dell’orario ordinario, in altre strutture sanitarie pubbliche o private convenzionate.

Secondo il leader di FI Antonio Tajani, il regime di incompatibilità introdotto nel 1991 riduce il numero di medici disponibili nel Servizio sanitario nazionale: la proposta viene definita una “scelta di libertà”. Per Letizia Moratti, presidente della Consulta nazionale di FI, se anche solo il 20-25% dei medici offrisse sei ore settimanali in più, si potrebbero garantire milioni di prestazioni aggiuntive, con un impatto concreto sulla riduzione delle liste d’attesa.

Le reazioni: tra apertura e richieste di riforma condivisa

Sulla stessa linea il ministro della Salute Orazio Schillaci, che giudica “anacronistico” il modello attuale basato su un unico contratto fisso da 38 ore settimanali, sottolineando la necessità di maggiore flessibilità, soprattutto per i medici più giovani.

Positivo anche il commento del sindacato Cimo-Fesmed: secondo il presidente Guido Quici, la misura renderebbe più attrattivo il lavoro nella sanità pubblica, contrastando la fuga dagli ospedali. Più prudente, invece, la posizione dell’Anaao Assomed: il segretario Pierino Di Silverio avverte che abolire le incompatibilità non basta, ma serve ridisegnare complessivamente le regole, coinvolgendo attivamente i professionisti in ogni fase della riforma. Fonte: Ansa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *