Pubblicato il 23 Agosto 2022
Nel Regno Unito è stata lanciata una class action da 5 miliardi di sterline (6 miliardi di euro).
Il colosso da mandare al tappeto è la Sony per abuso di posizione dominante nella vendita del software utilizzato sulla sua piattaforma Playstation.
L’azione legale è stata depositata al Competition Appeal Tribunal da Alex Neill, responsabile del sito di tutela dei consumatori Resolver, per conto di quasi 9 milioni di utenti di Playstation nel Paese.
Nel testo della causa si dice esplicitamente che Sony avrebbe “derubato le persone” aggiungendo una commissione del 30% sui giochi digitali e gli acquisti in gioco sul PlayStation Store. Negli ultimi sei anni i consumatori avrebbero subito un aumento di prezzo di circa 5 miliardi di sterline complessive sui loro acquisti.
Stando alla causa, chiunque ha acquistato giochi digitali o add-on sulla loro console dal PlayStation Store dal 19 agosto 2016 è titolato a ricevere una compensazione. I danni stimati per ogni aderente alla class action oscillano tra le 67 e le 562 sterline, interessi esclusi.
“Tempo di giocare per Sony PlayStation – ha dichiarato Alex Neill – Con questa causa voglio difendere milioni di persone del Regno Unito che hanno dovuto pagare un prezzo maggiorato. Crediamo che Sony abbia abusato della sua posizione e derubato i suoi clienti.”
“Quella dei videogiochi è attualmente la più grande industria dell’intrattenimento nel Regno Unito, davanti a TV, cinema e musica. Molte persone vulnerabili fanno affidamento sui videogiochi per creare delle comunità e collegarsi ad altre persone. Milioni di persone che non possono permetterselo stanno pagando per le azioni di Sony, in particolare ora che siamo nel mezzo di una enorme crisi del costo della vita e le tasche dei consumatori vengono strizzate come mai prima d’ora”, ha aggiunto.
Alex Neill si è avvalsa della consulenza legale dello studio Milberg London LLP.
Secondo Natasha Pearman, partner a capo del caso, Sony avrebbe sviluppato una strategia anti competitiva che ha fatto salire i prezzi per i consumatori, sproporzionati rispetto al servizio offerto.
C’è da dire che la commissione del 30% chiesta da Sony è praticamente uno standard nell’industria ed è la stessa che chiedono anche Microsoft nel suo store, Steam (fino a ricavi di 10 milioni di dollari), App Store e Google Play.

