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Stati Uniti e Iran, tra diplomazia e tensioni: il negoziato resta la priorità, ma l’opzione militare non è esclusa

Pubblicato il 16 Febbraio 2026

Gli Stati Uniti puntano a raggiungere un accordo con l’Iran sul programma nucleare e missilistico, ma la possibilità di un intervento militare resta sullo sfondo. In questo scenario, non solo Washington ma anche Israele avrebbe un ruolo centrale nella strategia delineata dalle recenti indiscrezioni.

Il ruolo di Israele e il sostegno americano

Secondo quanto riportato dall’emittente CBS, durante un incontro avvenuto a Mar-a-Lago lo scorso dicembre, il presidente Donald Trump avrebbe comunicato al premier israeliano Benjamin Netanyahu che gli Stati Uniti sarebbero pronti a sostenere eventuali attacchi israeliani contro il programma missilistico balistico iraniano, qualora i negoziati non portassero a un’intesa.

La notizia si baserebbe su informazioni fornite da due fonti a conoscenza dei fatti. In base a tali ricostruzioni, esponenti di alto livello delle forze armate e dell’intelligence statunitense avrebbero iniziato a valutare concretamente la possibilità di supportare una nuova fase di operazioni israeliane contro Teheran. Il sostegno americano, almeno nelle ipotesi attuali, riguarderebbe soprattutto aspetti logistici, come il rifornimento in volo dei velivoli e l’autorizzazione al sorvolo lungo le possibili rotte operative.

Lo spazio aereo e le difficoltà operative

Resta però incerto quali Paesi potrebbero concedere agli Stati Uniti l’accesso al proprio spazio aereo per sostenere eventuali missioni israeliane. Alcuni attori regionali, tra cui Giordania, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, hanno già dichiarato pubblicamente di non voler autorizzare l’uso dei loro cieli per operazioni contro l’Iran o per azioni iraniane contro altri Stati.

Queste discussioni interne agli apparati statunitensi coincidono con segnali di rafforzamento della presenza militare americana nella regione. Tra questi, l’invio in Medio Oriente della portaerei Uss Gerald R. Ford insieme al suo gruppo navale, una mossa interpretata come una chiara dimostrazione di forza e deterrenza nei confronti di Teheran.

I negoziati sul nucleare a Ginevra

Le tensioni militari si inseriscono in un contesto diplomatico delicato. Oggi prende infatti il via a Ginevra il secondo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran sul programma nucleare. Ai negoziati partecipa anche il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi.

Secondo fonti iraniane, Teheran sarebbe disposta a limitare l’arricchimento dell’uranio in cambio di un alleggerimento delle sanzioni economiche, ma restano da chiarire modalità e tempi di un eventuale impegno.

La posizione americana: priorità alla diplomazia

Il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito che Washington preferisce una soluzione diplomatica, sottolineando che gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner sono in viaggio per incontri ritenuti cruciali.

Rubio ha inoltre evidenziato la complessità del dialogo con la leadership iraniana, definendo la situazione particolarmente delicata dal punto di vista geopolitico. Allo stesso tempo, ha spiegato che la presenza militare degli Stati Uniti nella regione è motivata dalla necessità di proteggere le proprie forze e prevenire eventuali minacce.

Il confronto tra pressione militare e diplomazia resta quindi al centro della strategia americana, mentre la comunità internazionale osserva con attenzione gli sviluppi dei colloqui in corso.

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