Pubblicato il 19 Gennaio 2026
Il caso di un universitario iraniano bloccato all’estero
Un studente iraniano di 28 anni, iscritto al quarto anno di Medicina all’Università di Torino, rischia di non poter completare il suo percorso accademico a causa del diniego del visto di rientro in Italia. La possibilità di tornare a studiare dipenderà ora da una decisione dei giudici amministrativi.
Il rientro in patria e il problema del visto
Il giovane era rientrato in Iran nell’estate del 2024 e vi è rimasto per circa un anno e mezzo a causa di seri problemi di salute. Tuttavia, nel novembre scorso, l’ambasciata italiana a Teheran gli ha negato il visto necessario per fare ritorno in Italia e riprendere gli studi universitari.
Secondo quanto riportato dall’edizione torinese del Corriere della Sera, nel ricorso presentato al Tar del Lazio i legali dello studente sostengono che il rifiuto del visto si basi su un documento definito “inesistente”.
L’orientamento sessuale e i rischi in Iran
Nel ricorso viene inoltre sottolineato un aspetto cruciale: lo studente è omosessuale. I suoi avvocati evidenziano come, in Iran, l’orientamento sessuale rappresenti un grave fattore di rischio, con conseguenze che possono arrivare fino alla pena di morte. La situazione generale del Paese, aggiungono, è tale da mettere seriamente in pericolo la vita dei cittadini.
La malattia, il servizio militare e la scadenza dei documenti
Nel luglio 2024, durante una vacanza nella sua città natale, Babol, sul Mar Caspio, al giovane è stata diagnosticata una rara malattia autoimmune che lo ha costretto a letto per mesi. Durante la convalescenza è stato inoltre convocato per il servizio militare obbligatorio, circostanza che ha prolungato la sua permanenza in Iran fino a luglio 2025.
Nel frattempo, il permesso di soggiorno per motivi di studio è scaduto. Nel gennaio 2025 lo studente ha quindi incaricato un amico, munito di delega e passaporto, di recarsi in questura per richiederne il rinnovo. L’appuntamento è stato fissato per luglio.
Il conflitto in Medio Oriente e l’impossibilità di rientro
A complicare ulteriormente la situazione, nel mese di giugno è iniziata una nuova offensiva israeliana, che ha portato alla chiusura dello spazio aereo in Iran, Iraq, Israele e Giordania a causa dei bombardamenti, rendendo di fatto impossibile qualsiasi spostamento.
Ora il futuro accademico – e personale – dello studente resta appeso a una decisione giudiziaria, mentre la sua permanenza forzata in Iran continua a destare forti preoccupazioni per la sua sicurezza. Fonte: Ansa

