Pubblicato il 12 Luglio 2025
Quattro casi, un messaggio comune
Padova, Belluno, Treviso e Firenze. In queste città, quattro studenti hanno deciso di non presentarsi all’orale dell’esame di maturità, scegliendo di protestare in modo pacifico contro un sistema scolastico che, a loro dire, premia solo il rendimento e ignora le fragilità. Un gesto simbolico che ha subito attirato l’attenzione dell’opinione pubblica.
La risposta del Ministero: minaccia di bocciatura
Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha reagito con fermezza, parlando apertamente di bocciatura. Ma il tono punitivo adottato dal Ministero ha sollevato molte critiche, tra cui quella di Nicola Ferrigni, professore associato di Sociologia all’Università della Tuscia e direttore dell’osservatorio “Generazione Proteo”.
Una protesta carica di significato
Secondo Ferrigni, non si tratta di un semplice rifiuto, ma di un gesto carico di significato civico e simbolico. I giovani protagonisti della protesta avrebbero voluto sottolineare il disagio che molti studenti vivono quotidianamente a scuola: una distanza crescente, una fatica spesso silenziosa, una rassegnazione che pesa.
“Una scuola che valuta ma non ascolta, che misura ma non riconosce”, sottolinea il docente.
È un gesto che non cerca visibilità, ma apre una riflessione profonda: non urla, ma interroga le coscienze.
Dissenso pacifico e maturità civica
Ferrigni interpreta questi episodi come atti di agency giovanile, ovvero azioni autonome e responsabili che riflettono una consapevolezza sociale matura.
“Non bloccano strade, ma aprono riflessioni.
Non alzano la voce, ma pongono domande”, osserva il sociologo.
In questo silenzio c’è una potenza nuova: l’interruzione come spazio di riflessione collettiva.
I dati parlano chiaro: i giovani chiedono un’altra scuola
Secondo il Rapporto 2023 dell’Osservatorio Generazione Proteo, i numeri confermano il malessere:
- 36,3% degli studenti non ritiene importante il voto
- 24,7% lo giudica ingiusto e arbitrario
- Solo il 17,8% lo considera realmente meritocratico
Ma più che il voto, ciò che emerge è la richiesta di un cambiamento profondo:
- 35,9% vuole che si riconosca la capacità di risolvere problemi
- 26,8% chiede più attenzione alla creatività
- 19,3% dà valore alla collaborazione
“Gli studenti non rifiutano la conoscenza, ma il modo in cui viene imposta”, spiega Ferrigni.
Quando la valutazione diventa burocrazia invece che educazione, perde significato.
Una scuola che cambia dal basso
Il cambiamento, secondo Ferrigni, esiste già ma parte dal basso: nelle aule, nei laboratori, nelle relazioni tra insegnanti e studenti.
“Servono cornici normative e culturali che riconoscano questi sforzi”, avverte.
Senza un vero progetto istituzionale, si rischia che tutto resti precario e invisibile.
La risposta istituzionale: occasione mancata
Di fronte alla richiesta di ascolto, il Ministro Valditara ha risposto con toni rigidi.
“Ha represso un segnale invece di provare a comprenderlo”, afferma il sociologo.
Quella che poteva diventare una grande occasione di dialogo, si è trasformata in una riaffermazione di rigore.
Conclusione: il coraggio di fermarsi e ascoltare
Ferrigni lancia un appello chiaro:
“Il disagio che questi gesti esprimono non va punito, va compreso. Non è debolezza riconoscerlo. È il primo passo per costruire una scuola più giusta, più umana, più vicina al presente”.
In un momento in cui il sistema scolastico è chiamato a ripensarsi, sono proprio i giovani a mostrarci la strada, con la forza silenziosa ma potente del dissenso consapevole.

