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Taranto

Taranto, la madre del neonato abbandonato fra i rifiuti: “Avevo paura di perdere il lavoro”

Pubblicato il 14 Agosto 2023

“Un momento di sbandamento e di disorientamento, provocato dalla paura di perdere il lavoro come badante a Taranto”.

Sono queste le spiegazioni che ha dato la giovane di 23 anni di origine georgiana, per giustificare l’abbandono del figlio appena nato davanti a un cassonetto dei rifiuti nel centro della città pugliese lo scorso sabato.

Una volta ritrovato, il neonato è stato portato all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto.

La giovane è stata individuata all’indomani del gesto, dopo essere andata al punto di primo intervento dell’ospedale Moscati per un controllo: è partita così una segnalazione che ha permesso alla polizia di rintracciarla. Poche ore dopo il ritrovamento del bambino, i medici avevano lanciato un appello affinché la donna si facesse curare in quanto a rischio emorragia. 

La donna starebbe anche pensando di riconoscere il figlio, a cui i medici hanno dato il nome di Lorenzo. Ci sarebbero da parte sua possibili segnali di ravvedimento. Il neonato è attualmente ricoverato nel reparto di terapia intensiva neonatale (è in buone condizioni, dicono i medici, e pesa tre chili), mentre la mamma dalla sera del 12 agosto, portata dalla Polizia che l’ha rintracciata, si trova in Ostetricia per i controlli.

La 23enne sarebbe stata spinta dalla paura di perdere il lavoro, con il quale riesce a provvedere ai bisogni dell’altro figlio di 5 anni, che è rimasto in Georgia e che mantiene. Lei è arrivata a Taranto da alcuni mesi e tramite una cooperativa ha trovato lavoro come badante.

Secondo i racconti della ragazza, il parto è avvenuto nel bagno di casa dell’anziana signora che assiste.

E adesso la paura della 23enne sarebbe quella di non poter più fare la badante, e perdere quindi il lavoro, dovendo occuparsi del neonato. Dal momento della presa in carico del piccino da parte della struttura sanitaria, la donna – indagata per abbandono di minore – ha dieci giorni di tempo per decidere se riconoscerlo o meno e quindi prenderlo in carico.