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Tari non pagata, ecco dopo quanti anni va in prescrizione

Pubblicato il 31 Gennaio 2026

Cos’è la Tari e chi deve pagarla

La Tari (Tassa sui rifiuti) è un tributo locale destinato a coprire i costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani. Viene riscossa dai Comuni ed è dovuta da proprietari o detentori di immobili potenzialmente produttivi di rifiuti, a prescindere dall’uso effettivo dell’abitazione o del locale.

Una delle domande più frequenti riguarda però la prescrizione della Tari: dopo quanto tempo il Comune non può più richiederne il pagamento?

Dopo quanti anni scatta la prescrizione

Come altri tributi locali, la Tari è soggetta a prescrizione quinquennale. In pratica, trascorsi 5 anni dalla data in cui il pagamento era dovuto, il Comune perde il diritto di pretendere la somma.

Il termine di prescrizione inizia dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento dell’imposta, come chiarito anche da esperti del settore immobiliare di Immobiliare.it.

Un esempio pratico:
la Tari relativa al 2018 ha iniziato a decorrere dal 1° gennaio 2019 e sarebbe andata in prescrizione il 1° gennaio 2024. Tuttavia, a causa della sospensione dei termini durante l’emergenza Covid, il termine è slittato al 26 marzo 2024.

Quando la prescrizione si interrompe

La prescrizione può essere interrotta se il Comune invia un atto formale di richiesta di pagamento, come una cartella esattoriale. In questo caso, il conteggio dei 5 anni riparte da zero.

Ad esempio, se l’ente invia una cartella nel quarto anno, il nuovo termine di prescrizione decorre da quel momento per altri 5 anni.

I casi in cui la prescrizione si allunga

Esistono situazioni particolari in cui la prescrizione non è più quinquennale ma decennale. Ciò accade quando l’obbligo di pagamento viene stabilito da una sentenza: anche una conferma parziale del debito da parte del giudice fa scattare il termine ordinario di 10 anni.

Le cartelle esattoriali relative alla Tari seguono lo stesso principio: 5 anni, salvo interruzioni o sentenze che ne modifichino la durata.

Cosa fare se la Tari è prescritta

Quando la Tari è prescritta, il contribuente ha diritto a non pagarla, ma non basta ignorare l’avviso. È necessario presentare un’istanza di autotutela al Comune per chiedere lo sgravio.

Se l’amministrazione non risponde, il cittadino ha 60 giorni di tempo per presentare ricorso alla Commissione tributaria provinciale.

Tarip: la nuova tassa rifiuti dal 2025

Dal 1° gennaio 2025 è entrata in vigore una profonda riforma con l’introduzione della Tarip (tariffa puntuale). Nel 2026 questo sistema è già operativo in un numero crescente di Comuni ed è destinato a diventare il modello nazionale di riferimento.

Le tre grandi novità della Tarip

Dal 2026 il calcolo della tassa sui rifiuti cambia radicalmente:

1) Il costo non dipende più solo da superficie e numero di occupanti, ma anche dalla quantità effettiva di rifiuti indifferenziati prodotti.
2) Vengono introdotte tecnologie di tracciamento, come tessere elettroniche e cassonetti intelligenti, per responsabilizzare i cittadini.
3) Il sistema premia chi produce meno rifiuti non riciclabili, incentivando la raccolta differenziata.

Bonus sociale rifiuti: sconto automatico del 25%

Accanto alla riforma Tarip, dal 2026 è attivo anche il bonus sociale rifiuti, che prevede uno sconto automatico del 25% sulla Tari per le famiglie a basso reddito.

L’agevolazione, introdotta dall’ARERA, spetta ai nuclei che hanno presentato la Dsu all’INPS e che rientrano in uno di questi requisiti:

Isee fino a 9.530 euro, oppure
Isee fino a 20.000 euro per famiglie con almeno quattro figli a carico.

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