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Tensione nello stretto di Hormuz: centinaia di navi ferme e traffico quasi azzerato

Pubblicato il 6 Marzo 2026

L’area classificata come zona di operazioni belliche

Sale la preoccupazione internazionale per la situazione nello stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti per il commercio globale di petrolio. A causa dell’escalation militare in Medio Oriente, il settore marittimo internazionale ha deciso di classificare l’area come “zona di operazioni belliche”.

Nella regione risultano circa mille navi bloccate, con un valore complessivo stimato superiore ai 25 miliardi di dollari. Secondo le stime della Lloyd’s Market Association di Londra, circa la metà delle imbarcazioni trasporta petrolio e gas, elemento che potrebbe avere ripercussioni rilevanti sui mercati energetici mondiali.

Traffico navale quasi completamente fermo

Il conflitto ha provocato un drastico rallentamento del traffico marittimo nello stretto. L’analisi dei segnali di navigazione indica che il numero di transiti è sceso a livelli minimi, con solo due passaggi commerciali confermati nelle ultime 24 ore.

Secondo il Joint Marine Information Center, i pochi movimenti registrati riguardano navi cargo e non petroliere, mentre il traffico commerciale abituale è di fatto quasi completamente sospeso.

Migliaia di marittimi bloccati nella regione

La designazione dello stretto di Hormuz, del Golfo di Oman e del Golfo Persico come aree di operazioni belliche è stata decisa dopo un confronto tra sindacati marittimi e compagnie di navigazione a livello internazionale, alla luce dei crescenti rischi per le navi e per gli equipaggi.

Questa classificazione consente ai marittimi il massimo livello di tutela previsto, compreso il diritto di rifiutare l’imbarco, la possibilità di rimpatrio a spese dell’armatore e indennità economiche aggiuntive.

Secondo l’Organizzazione marittima internazionale (Imo), nel Golfo si trovano attualmente circa 20.000 marittimi e 15.000 passeggeri di navi da crociera rimasti bloccati a causa della situazione.

Le tensioni militari nella regione

La crisi è aggravata dagli sviluppi militari. I media statali iraniani hanno riferito che una petroliera statunitense sarebbe stata colpita da un missile nel Golfo Persico settentrionale, provocando un incendio a bordo.

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniane ha dichiarato che l’Iran eserciterebbe il “controllo totale” sullo stretto di Hormuz, aumentando ulteriormente la tensione internazionale.

L’Europa in allerta per la sicurezza marittima

L’Unione europea segue con attenzione l’evolversi della situazione. L’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas ha definito il quadro “estremamente preoccupante per la sicurezza marittima”, sottolineando che lo stretto rappresenta una rotta strategica per i collegamenti commerciali tra Europa e Paesi del Golfo.

Le missioni navali europee, tra cui Atalanta e Aspides, stanno coordinando gli sforzi per garantire la sicurezza delle rotte, anche se al momento non risultano asset europei presenti direttamente nello stretto di Hormuz.

L’Italia rivendica un ruolo significativo nelle operazioni marittime dell’Unione nella regione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricordato che il Golfo rappresenta un’area fondamentale per l’export italiano, motivo per cui la stabilità della zona è considerata strategica.

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