Pubblicato il 23 Giugno 2025
L’avvertimento degli Stati Uniti: “Chiusura sarebbe un suicidio per l’Iran”
Chiudere lo Stretto di Hormuz sarebbe una scelta disastrosa per l’Iran. A sostenerlo è JD Vance, vicepresidente degli Stati Uniti, intervenuto su NBC News dopo i recenti raid americani contro installazioni nucleari iraniane. Secondo Vance, questa mossa danneggerebbe gravemente l’economia iraniana, profondamente legata al traffico marittimo che attraversa il tratto di mare strategico tra l’Iran e l’Oman.
A Teheran, intanto, il dibattito è acceso. Il generale Esmail Kowsari, esponente dei Guardiani della Rivoluzione e membro della commissione Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano (Majlis), ha dichiarato che il Majlis ha già votato per la chiusura dello stretto. Tuttavia, la decisione definitiva spetta al Consiglio supremo di sicurezza nazionale della Repubblica Islamica.
Lo Stretto di Hormuz: snodo vitale per il petrolio globale
Lo Stretto di Hormuz è uno dei corridoi energetici più cruciali al mondo. Collega il Golfo Persico al Mar Arabico e ogni giorno vi transitano in media 20 milioni di barili di petrolio, secondo i dati della U.S. Energy Information Administration del 2024. Inoltre, da qui passa circa il 20% del commercio globale di gas naturale liquefatto (GNL), proveniente soprattutto dal Qatar.
“Tutta l’economia iraniana dipende dallo Stretto di Hormuz”, ha ribadito Vance, sottolineando quanto una sua eventuale chiusura impatterebbe sia a livello regionale che globale.
Impatti globali e timori per i mercati
La Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) ha chiarito che circa il 25% delle forniture mondiali di petrolio passano da Hormuz, e una sua interruzione, anche temporanea, causerebbe gravi ripercussioni sui mercati energetici. In passato i Pasdaran hanno già sequestrato petroliere nella zona, aumentando il clima di tensione. Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita hanno tentato di ridurre la dipendenza dallo stretto costruendo oleodotti alternativi, ma la vulnerabilità resta.
L’analisi dell’esperto: mercati in allerta, Europa in trappola
Francesco Sassi, ricercatore in geopolitica dell’energia all’Università di Oslo, evidenzia la gravità della situazione:
“C’è una grande differenza tra minacciare la chiusura e realizzarla militarmente. Ma già la proposta del Parlamento iraniano ha destabilizzato i mercati.”
Secondo Sassi, i mercati energetici europei e asiatici saranno i più esposti:
“L’Europa è già sotto pressione tra debito e crescita lenta. Una crisi nello Stretto di Hormuz aggraverebbe la dipendenza da rotte e fornitori alternativi, proprio nel momento in cui l’UE cerca di svincolarsi dal gas russo.”
Una settimana di forti turbolenze finanziarie potrebbe essere imminente, conclude l’esperto, con la politica internazionale che diventa oggi il vero elemento di rischio per la stabilità energetica globale.

