Pubblicato il 31 Maggio 2025
Un caso emblematico al pronto soccorso
Un adolescente è stato portato dai genitori al pronto soccorso dell’ospedale San Luigi di Orbassano, nel Torinese, in uno stato di agitazione psicomotoria grave. Il comportamento del giovane ha sorpreso i medici: presentava sintomi del tutto simili a quelli di una persona in crisi d’astinenza da sostanze stupefacenti. Ma la causa era un’altra: gli era stato tolto lo smartphone.
Il ruolo dello psichiatra e la dinamica dei fatti
A occuparsi del caso è stato Gianluca Rosso, professore associato di psichiatria al Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino. In servizio quella sera, Rosso ha ricostruito insieme ai genitori l’accaduto: esasperati per l’uso eccessivo del cellulare, avevano deciso di confiscare il telefono al figlio, provocando una reazione violenta e incontrollata.
Dipendenza da smartphone: una nuova forma di assuefazione
La notizia è stata riportata da Open che scrive: secondo il professor Rosso, il comportamento del ragazzo è spiegabile scientificamente: l’utilizzo prolungato dello smartphone attiva lo stesso meccanismo di gratificazione del cervello generato da sostanze come alcool e droghe. Questo perché “tutte queste esperienze stimolano il sistema dopaminergico, generando un bisogno costante dello stimolo stesso”. Il risultato è che l’organismo, privato improvvisamente dell’oggetto, va in crisi.
Il trattamento: ansiolitici per calmare la crisi
Vista la gravità della situazione, l’adolescente è stato curato con ansiolitici. Dopo il contenimento della crisi, il giovane è stato dimesso e rimandato a casa. Ma l’intervento dell’ospedale, spiega Rosso, finisce lì: le dipendenze non tradizionali vengono affidate ai Ser.D (Servizi per le Dipendenze).
Un sistema ancora inadeguato alle nuove dipendenze
Nonostante la crescente diffusione di queste patologie, molti centri non sono ancora preparati a trattare le nuove forme di dipendenza, come quella da smartphone. A Torino, l’ASL sta testando un nuovo modello terapeutico, promosso dal direttore generale Carlo Picco. Tuttavia, resta un ostacolo normativo rilevante: le leggi italiane sulle dipendenze risalgono agli anni Settanta e non riflettono più l’attuale realtà psicologica e sociale.
Un campanello d’allarme per famiglie e istituzioni
Questo episodio rappresenta un segnale d’allarme per famiglie, educatori e istituzioni sanitarie. La dipendenza da tecnologia è un fenomeno reale, con effetti tangibili sulla salute mentale dei più giovani. Servono strumenti adeguati e una revisione delle normative per affrontare una sfida che non è più solo futura, ma pienamente attuale. Foto di repertorio

