Pubblicato il 21 Gennaio 2026
Minacce e aggressione con il coltello
“Non ti ho mai alzato il coltello, ma se non la smetti lo faccio”. Sarebbero state queste le parole pronunciate dall’uomo poco prima di colpire la fidanzata con una lama e sfigurarla in modo permanente.
Un 38enne è stato arrestato in flagranza e, su disposizione del pm Francesco La Rosa, è stato posto in custodia cautelare con l’accusa di deformazione dell’aspetto mediante lesioni permanenti al volto.
Cicatrice permanente sul volto della ragazza
La vittima, una giovane di 22 anni, ha riportato una profonda ferita a forma di Y che va dalla tempia fino alle labbra, destinata a rimanere per sempre.
L’episodio risale all’11 gennaio a Giaveno, in provincia di Torino, nell’appartamento dove la coppia viveva ospite di un amico. Proprio quest’ultimo, presente in casa al momento della lite, ha chiamato i carabinieri, facendo scattare i soccorsi e le indagini.
All’inizio, la ragazza avrebbe tentato di coprire il compagno, attribuendo la ferita a uno sconosciuto e poi minimizzando l’accaduto. Solo in seguito ha ammesso la violenza subita.
Secondo la giudice Rossana Croce, la giovane era fortemente condizionata dall’uomo: in ospedale, temendo l’arresto del compagno, avrebbe persino strappato le bende dal volto nel tentativo di difenderlo.
Il racconto dell’amico e la ricostruzione dei fatti
Determinante è stata la testimonianza dell’amico che aveva ospitato la coppia, dopo aver conosciuto la ragazza nel locale notturno dove lavora. Quella sera, un nuovo litigio sarebbe degenerato in una violenta colluttazione.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo uno scambio di schiaffi e insulti, l’uomo avrebbe graffiato la compagna con il coltello, inseguita poi in bagno, dove avrebbe strappato l’abito con la lama, recuperato il portafogli che lei gli aveva sottratto e infine sferrato il colpo al volto.
Durante l’interrogatorio, il 38enne ha negato ogni responsabilità, sostenendo di non averla mai colpita e parlando genericamente di presunte gelosie, una versione che non ha convinto gli investigatori.
La giudice ha inoltre evidenziato che, durante il trasporto in ambulanza, l’uomo avrebbe insistito per restare vicino alla vittima, riuscendo così a influenzare la prima versione dei fatti fornita ai soccorritori. Un comportamento che ha rafforzato l’ipotesi di manipolazione e controllo sulla compagna.

