Pubblicato il 14 Gennaio 2026
È stata identificata la ragazza con il casco da motociclista e le bottiglie con fontane pirotecniche in mano, protagonista delle immagini che precedono l’incendio al locale “Le Constellation” di Crans-Montana, in Svizzera, dove la notte di Capodanno sono morte 40 persone. I titolari del bar, i coniugi Moretti, hanno riconosciuto nella giovane Cyane Panine, 24 anni, collaboratrice stagionale e persona molto legata alla famiglia, oggi al centro dell’inchiesta.
Chi era Cyane Panine
Cyane era originaria di Sète, nel sud della Francia, e lavorava come barista stagionale nella località sciistica svizzera. Nei video girati poco prima della tragedia appare sorridente, con un casco in testa, portata sulle spalle da un collega mascherato, mentre regge bottiglie di champagne con fontane pirotecniche accese.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le scintille avrebbero raggiunto il materiale fonoassorbente del soffitto, rivelatosi infiammabile, dando origine alle fiamme che in pochi minuti hanno invaso il locale. I Moretti hanno spiegato che per loro “era come una figlia” e sono stati proprio loro a confermare ufficialmente la sua identità nei filmati ora agli atti dell’indagine.
Dopo giorni di incertezza, è arrivata anche la conferma delle autorità: Cyane è tra le vittime dell’incendio. I funerali si sono svolti il 10 gennaio a Sète.
La famiglia: “Ha cercato di aiutare gli altri”
I genitori, Jérôme e Astrid Panine, hanno raccontato ai media francesi che la figlia avrebbe tentato di fuggire e di aiutare i clienti a uscire, ma sarebbe rimasta intrappolata:
“Voleva salvare gli altri, ma quella porta non si apriva. Per noi era un raggio di sole, e quel sole nel 2026 non è sorto”, hanno detto con commozione.
L’avvocata della famiglia, Sophie Haenni, ha avviato le pratiche per la costituzione di parte civile e ha respinto ogni ipotesi di responsabilità della giovane:
“Cyane è senza dubbio una vittima. Quella sera non doveva nemmeno servire ai tavoli, ma accogliere gli ospiti al piano terra. Non avrebbe dovuto trovarsi nel seminterrato”.
Secondo la difesa, a essere determinanti sarebbero state gravi carenze nelle misure di sicurezza del locale. L’incendio, sostiene il legale, potrebbe essere stato favorito anche dal numero elevato di candele accese, e la tragedia si sarebbe potuta evitare con controlli e norme adeguate.
Il tentativo disperato di salvarla
Jacques Moretti ha raccontato agli investigatori di essere arrivato davanti al locale poco dopo l’1.35, avvisato dalla moglie. Davanti al bar c’erano già mezzi di soccorso e persone in strada.
Insieme al fidanzato di Cyane, chef in un altro ristorante della coppia, ha tentato di entrare dall’ingresso principale, ma il fumo era troppo denso. Sono riusciti ad accedere solo da una porta di servizio, chiusa dall’interno, senza riuscire a spiegarsi il perché.
All’interno hanno trovato diverse persone a terra, prive di sensi, tra cui Cyane.
“Abbiamo provato a rianimarla per oltre un’ora, finché i paramedici non ci hanno detto che non c’era più nulla da fare”, hanno riferito i Moretti.
“Era come una nuora per noi, aveva passato il Natale con la nostra famiglia. Siamo distrutti”.
Le fontane pirotecniche: una pratica abituale nel locale
Durante l’interrogatorio, Jacques Moretti ha dichiarato che l’uso di fontane pirotecniche per accompagnare il servizio dello champagne era una consuetudine da circa dieci anni, senza precedenti incidenti.
Anche Jessica Moretti ha spiegato che servivano “a creare atmosfera” e che non le aveva mai espressamente autorizzate, ma neppure vietate. La procedura, secondo quanto emerso, prevedeva che il personale si preparasse dietro il bancone, poi il dj cambiasse musica e infine entrassero in sala le bottiglie con le fontane accese.
Il fatto che una cameriera venisse portata sulle spalle da un collega, come mostrano i video di Capodanno, non era del tutto inedito, anche se non rappresentava una pratica standard.
Ora sarà l’inchiesta a stabilire se l’organizzazione della serata e le condizioni del locale abbiano contribuito in modo decisivo alla strage, che ha provocato 40 morti e oltre cento feriti, segnando per sempre la comunità di Crans-Montana.

