Pubblicato il 3 Gennaio 2025
Una donna di 76 anni deceduta dopo il ricovero per accertamenti medici
È iniziato come un semplice ricovero per accertamenti e si è trasformato in una tragedia: una donna di 76 anni, ricoverata in una clinica privata di Latina per approfondimenti sulle cause di un malessere improvviso, è deceduta il primo giorno di degenza, dopo la somministrazione di un farmaco anticoagulante.
L’episodio ha sollevato gravi interrogativi sui protocolli seguiti nella struttura sanitaria e ha spinto i familiari della donna a sporgere denuncia querela, dando il via a un’inchiesta da parte della Procura di Latina.
Un percorso clinico travagliato: dai giramenti di testa al ricovero
Tutto è iniziato il 14 dicembre, quando la donna, dopo aver avvertito giramenti di testa anomali, aveva deciso di sottoporsi a una serie di analisi del sangue. Sebbene inizialmente i sintomi fossero rientrati, un nuovo episodio di malessere l’aveva colpita in serata, facendola svenire in casa.
Il giorno successivo, consultando uno specialista in neurologia, era stata diagnosticata una grave carenza di sodio. Il medico aveva avviato un trattamento integrativo tramite flebo, ma i sintomi non erano scomparsi del tutto. Per questa ragione, la donna e i suoi familiari avevano deciso di procedere con un ricovero in clinica privata, previsto per lunedì 16 dicembre, dopo un ulteriore svenimento verificatosi la sera precedente.
Indagini della Procura: sequestrata la cartella clinica
Purtroppo, già il primo giorno di ricovero, la donna è deceduta, prima ancora che venissero completati tutti gli esami clinici programmati. Secondo i primi riscontri, il decesso sarebbe collegato alla somministrazione di un farmaco anticoagulante, il cui utilizzo è ora al centro delle indagini.
Il sostituto procuratore Martina Taglione ha disposto il sequestro della cartella clinica e ordinato l’autopsia, che è stata effettuata durante le festività natalizie prima di autorizzare la tumulazione della salma. Secondo indiscrezioni, i primi accertamenti medico-legali avrebbero già evidenziato anomalie nel trattamento sanitario ricevuto dalla paziente.

