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“Tuo figlio ha causato un incidente mortale”; truffa da 100mila euro a danno di una 85enne pontina. La banda sgominata dai Carabinieri di Napoli

Smantellata una banda con base a Napoli specializzata nelle truffe agli anziani: 21 misure cautelari e un colpo da 100mila euro ai danni di un’85enne di Latina, raggirata con la finta telefonata del “maresciallo”

Pubblicato il 18 Dicembre 2025

Una organizzazione specializzata nelle truffe agli anziani, con un vero e proprio call center ricavato in un condominio di Napoli, è finita al centro di una vasta indagine dei Carabinieri di Genova e Napoli, che ha portato all’emissione di 21 ordinanze di custodia cautelare in carcere. Tra i casi contestati c’è anche quello di Latina, dove una 85enne è stata raggirata e derubata di 100mila euro tra contanti e gioielli, compresa la fede del marito defunto.

Il copione della falsa chiamata dei Carabinieri

Tutto comincia con una telefonata studiata nei minimi dettagli. All’altro capo del filo, una voce femminile che si presenta come appartenente alle forze dell’ordine: «Suo figlio rischia quattro anni, ha investito due pedoni, sono il maresciallo dei Carabinieri».

L’anziana, spaventata, scoppia in lacrime e chiede aiuto, mentre l’interlocutrice – con tono freddo e controllato – insiste nel “tranquillizzarla”, ma al tempo stesso le suggerisce di contattare un avvocato, alimentando l’ansia e la percezione di urgenza. È uno schema collaudato: una finta emergenza, un familiare coinvolto in un incidente inesistente, la minaccia di gravi conseguenze come leva per convincere la vittima a consegnare denaro e preziosi.

Il caso di Latina: 100mila euro e la fede del marito

A Latina, nella zona di via Isonzo, la banda avrebbe agito in quattro, seguendo il copione ormai rodato.
Approfittando dello stato di shock della donna, gli indagati sarebbero riusciti a farsi consegnare denaro contante e gioielli per un valore complessivo di circa 100mila euro, arrivando a portare via anche la fede nuziale del marito della vittima, morto da alcuni anni.

Il “bombardamento telefonico” sugli anziani del Lazio

Dalle carte d’indagine emerge un metodo sistematico. Nelle motivazioni, il gip Federica Colucci parla di «bombardamento telefonico»: in determinati giorni, gli indagati avrebbero effettuato decine e decine di chiamate verso numeri fissi di tutta Italia, con particolare intensità su Latina e provincia.

I dati raccolti dagli investigatori mostrano la pressione esercitata sul territorio pontino:

  • il 3 ottobre 2024 dal call center di Napoli sarebbero partite 47 telefonate verso Latina
  • il giorno successivo le chiamate sarebbero salite a 87, includendo anche l’area di Frosinone
  • il 5 ottobre si registra un vero e proprio picco, con 127 numeri contattati in provincia di Latina

Si tratta di numeri parziali, legati alle utenze monitorate, ma sufficienti a restituire la dimensione di una attività intensiva e mirata, focalizzata in modo particolare sugli anziani.

I “libri” dei numeri e il call center di Napoli

Per reperire i contatti, la banda non avrebbe utilizzato banche dati complesse, ma vecchi elenchi telefonici. Nelle intercettazioni ambientali, questi elenchi vengono chiamati “libri”: in un passaggio riportato dagli inquirenti, uno egli indagati chiede espressamente di avere il «libro di Latina» per poter avviare nuove chiamate verso la città e la provincia.

Le telefonate partivano da un condominio di Napoli, adibito a una sorta di call center clandestino, da cui i componenti dell’organizzazione contattavano le vittime potenziali in diverse regioni.

Ruoli, gerarchie e “voci” della truffa

Secondo quanto ricostruito nelle indagini, la banda avrebbe avuto una struttura organizzata, con ruoli distinti:

  • telefonisti, incaricati di contattare le vittime fingendosi marescialli dei Carabinieri o avvocati;
  • trasfertisti, inviati nelle città prescelte per ritirare denaro e gioielli;
  • chi si occupava di organizzare gli spostamenti, gestire i contatti e smistare i proventi.

Un’organizzazione smascherata dai Carabinieri

L’attività della banda è stata ricostruita grazie al lavoro dei Carabinieri del Comando Provinciale di Genova e di Napoli, che hanno monitorato le utenze telefoniche, analizzato il flusso di chiamate e incrociato i dati con le denunce presentate da anziani truffati in diverse province, tra cui Latina.

Dagli atti emerge un numero elevatissimo di tentativi di contatto, in alcuni giorni oltre 500 utenze chiamate tramite i cellulari sotto controllo, a conferma di un meccanismo seriale e non episodico.
Le indagini hanno consentito di ricostruire la rete, individuare i presunti ruoli interni e collegare fra loro episodi avvenuti in varie zone d’Italia, compreso il grave raggiro ai danni dell’anziana di Latina.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Napoli, ha così portato all’emissione di 21 misure cautelari in carcere per i componenti del gruppo, accusati – a vario titolo – di associazione per delinquere e truffe ai danni di persone anziane.

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