Pubblicato il 15 Novembre 2025
Un cambio di tono dopo settimane di tensione
Dopo giorni segnati da scambi duri e dichiarazioni minacciose, Donald Trump smorza la tensione nucleare e manifesta l’intenzione di avviare un confronto diretto con Russia e Cina. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato la volontà di convocare un incontro trilaterale per discutere la riduzione degli arsenali nucleari, sottolineando la responsabilità delle tre principali potenze atomiche.
“Voglio organizzare un incontro con le tre maggiori potenze nucleari per ridurre le armi atomiche. Noi siamo i numeri uno, la Russia il numero due, la Cina il numero tre”, ha dichiarato ai giornalisti sull’Air Force One.
Trump ha inoltre ricordato che gli Stati Uniti possiedono il più grande arsenale nucleare al mondo, avvertendo che Pechino potrebbe raggiungere Washington e Mosca “entro quattro o cinque anni”.
Il nodo dei test nucleari americani
Le nuove aperture arrivano dopo settimane di escalation verbale. Trump aveva lasciato intendere che gli Stati Uniti fossero pronti a riprendere i test nucleari dopo circa 30 anni di pausa, sostenendo che anche Russia e Cina li effettuerebbero segretamente.
Nell’intervista a 60 Minutes, il presidente aveva affermato: “Abbiamo abbastanza armi per far saltare in aria il pianeta 150 volte. Se altri testano, dobbiamo testare anche noi. Dobbiamo vedere come funzionano le nostre armi”.
Una posizione che aveva immediatamente riacceso frizioni internazionali.
La reazione di Mosca
Il Cremlino ha risposto senza esitazioni. Vladimir Putin, parlando al Consiglio di sicurezza russo, aveva dichiarato che Mosca avrebbe risposto in modo proporzionato a eventuali test condotti dagli Stati Uniti.
Nei giorni successivi, il portavoce Dmitrij Peskov ha sottolineato come la Russia non abbia ricevuto chiarimenti da Washington: non è chiaro quali tipi di test gli Usa intendano effettuare, né se essi coinvolgerebbero testate nucleari.
Anche i vertici militari russi hanno accusato gli Stati Uniti di voler rafforzare le proprie capacità offensive, citando piani per nuovi missili intercontinentali, sottomarini strategici e sistemi di lancio.
La posizione della Nato
Sul fronte occidentale, la Nato ha colto l’occasione per ricordare il ruolo della propria deterrenza nucleare. Il segretario generale Mark Rutte ha dichiarato che l’Alleanza dispone di capacità nucleari solide e credibili, ribadendo che la retorica di Mosca non deve generare panico tra le popolazioni europee.
“La deterrenza nucleare della Nato è l’ultima garanzia di sicurezza”, ha affermato Rutte, sottolineando che Putin deve essere consapevole che “una guerra nucleare non può essere vinta e non deve essere combattuta”.
L’Iran rivendica un programma “pacifico”
Tra i Paesi esclusi dall’ipotesi di vertice proposta da Trump c’è l’Iran, già al centro di tensioni con Washington dopo gli attacchi americani a tre siti nucleari lo scorso giugno.
Il viceministro degli Esteri Saeed Khatibzadeh ha ribadito che Teheran non cerca l’arma atomica, pur difendendo con forza il proprio programma nucleare e lamentando messaggi contraddittori dagli Stati Uniti.
Il presidente Masoud Pezeshkian ha confermato l’apertura a nuovi colloqui, ma ha chiarito che il programma missilistico iraniano non sarà oggetto di negoziato.
“Cerchiamo la pace, ma non ci piegheremo alla coercizione”, ha affermato.
L’allarme dell’Aiea
L’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha richiesto all’Iran di consentire al più presto l’accesso alle scorte di uranio, accesso non più garantito dalla guerra di giugno con Israele.
Nel suo ultimo rapporto, l’Aiea definisce le scorte iraniane di uranio arricchito “una questione di seria preoccupazione”, chiedendo verifiche immediate per rassicurare la comunità internazionale. Fonte: AdnKronos

