Pubblicato il 24 Marzo 2022
Durante le cure che avrebbero dovuto aiutarla, un errore fatale dei sanitari ha aggravato la sua situazione portando Valeria Lembo a una morte atroce anziché aiutarla a combattere contro il linfoma di Hodgkin che le era stato diagnosticato.
Oltre dieci anni dopo la tragedia la terza sezione della Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne per tre medici dell’ospedale di Palermo dove la giovane donna era ricoverata e in cura.
Secondo quanto ricostruito dalle inchieste della Procura del capoluogo siciliano e poi confermato nelle aule del Tribunale, Valeria Lembo è morta nel dicembre 2011, dopo una lunga agonia, per un errore di trascrizione su un foglio di carta che alterò la dose di chemio prevista portandola a una morte atroce.
A Valeria dovevano essere somministrati 9 milligrammi di Vinblastina, un potente farmaco chemioterapico ma ne ricevette ben 90 milligrammi, una dose che “avrebbe potuto uccidere un elefante”, spiegarono gli esperti e che si è rivelata fatale.
Secondo la Procura e il Tribunale, colpevoli sono l’ex primario del reparto di Oncologia del Policlinico di Palermo, Sergio Palmeri, condannato a 3 anni di reclusione, Alberto Bongiovanni, all’epoca specializzando in quel reparto, che ha avuto 3 anni e 5 mesi, e l’oncologa Laura Di Noto, condannata a 2 anni e 3 mesi.
La Cassazione ha rigettato i ricorsi dei tre medici palermitani dopo sei gradi di giudizio, rendendo definitive le sentenze anche se per l’oncologa è stata annullata con rinvio in appello la parte della sentenza relativa alle pene accessorie, in particolare per l’interdizione dall’esercizio della professione medica.

