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Ucraina, Putin: ‘Questione chiave è riconoscere Donbass e Crimea russi’

Pubblicato il 27 Novembre 2025

Putin: “La Crimea e il Donbass come territori russi restano una questione centrale”

Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che il riconoscimento formale della Crimea e del Donbass come territori russi rappresenta “una questione chiave” nei colloqui con una delegazione americana attesa a Mosca la prossima settimana.
Secondo quanto riportato da Interfax, Putin ha spiegato che questo tema sarà al centro delle discussioni con gli Stati Uniti.

Il leader del Cremlino è tornato anche sulle polemiche legate alla telefonata tra l’inviato speciale Usa Steve Witkoff e il consigliere russo Yuri Ushakov, precisando che Witkoff “difende gli interessi del suo Paese”, e non quelli della Russia. Putin ha aggiunto che il dialogo tra le due delegazioni esiste, “difficile ma rispettoso”, e ha ipotizzato che il contenuto trapelato della conversazione possa essere “un falso”, ricordando che in Russia spiare le comunicazioni è considerato un reato.

Mosca: “Assolutamente esclusa una Coalizione dei Volenterosi in Ucraina”

Il vice ministro degli Esteri russo Alexander Grushko ha definito “impossibile” la presenza di truppe della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi in Ucraina, sostenendo che tale ipotesi “minerebbe il senso stesso di un accordo di pace”.

Germania e Nato: rivelati piani segreti per un possibile conflitto

Il Wall Street Journal ha rivelato l’esistenza dell’Operation Plan Germany, un documento segreto di circa 1.200 pagine elaborato nel 2022 da alti ufficiali tedeschi. Nel testo vengono descritte nel dettaglio le modalità con cui fino a 800.000 soldati tedeschi, americani e alleati Nato verrebbero trasferiti verso il fronte orientale in caso di conflitto diretto con la Russia, indicando porti, ferrovie, rotte di rifornimento e misure di protezione.

Kiev: “Serve una tregua e risultati concreti”

Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha confermato che le delegazioni negoziali di Ucraina e Stati Uniti si incontreranno presto. Kiev punta a discutere passi concreti del piano di pace, ribadendo che il raggiungimento di una tregua è “fondamentale per il Paese”.

Pressioni Usa: garanzie di sicurezza solo dopo un accordo

Secondo fonti citate da Politico, il segretario di Stato americano Marco Rubio avrebbe indicato agli alleati europei che gli Stati Uniti desiderano un accordo di pace prima di definire garanzie di sicurezza per l’Ucraina.
Il Dipartimento di Stato ha però smentito una parte della ricostruzione, affermando che le garanzie di sicurezza dovranno comunque essere integrate nel futuro accordo.

Bruxelles: “Mai riconosceremo territori occupati come russi”

Il Parlamento europeo ha approvato una relazione sul piano di pace per l’Ucraina, affermando con decisione che “nessun territorio occupato sarà mai riconosciuto come russo”.
Il documento critica inoltre l’ambiguità degli Usa, ritenuta dannosa per la creazione di una pace duratura, e ribadisce che l’Ucraina non potrà mai essere limitata nel suo diritto a scegliere liberamente le proprie alleanze.

Turchia pronta a una “forza di rassicurazione”, ma solo dopo una tregua

Il ministero della Difesa turco ha dichiarato che Ankara sarebbe disponibile a partecipare a una forza militare internazionale per stabilizzare l’Ucraina, come proposto dal presidente francese Macron, ma solo dopo un vero cessate il fuoco.
La Turchia, che mantiene relazioni con entrambe le parti, insiste sulla necessità di un mandato chiaro e sul ruolo proporzionale di ogni Paese coinvolto.

Kiev: “Costruiamo uno Stato europeo moderno”

Il viceministro ucraino Oleksii Riabykin ha sottolineato che l’Ucraina sta gettando le basi per uno “Stato europeo moderno e resiliente”, pur affrontando una situazione interna drammatica: i recenti bombardamenti russi hanno lasciato oltre 400.000 persone senza elettricità.

Euroclear avverte l’Ue: l’uso degli asset russi aumenterà i costi del debito

La società belga Euroclear, che detiene gran parte dei fondi russi congelati, ha avvertito Bruxelles che l’uso di tali risorse per finanziare prestiti all’Ucraina potrebbe essere percepito come una “confisca”, causando un aumento dei rischi e quindi maggiore costo del debito sovrano per tutti i Paesi europei.

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