Pubblicato il 19 Febbraio 2026
L’analisi dell’Osservatorio: un sistema in consolidamento
Le università digitali continuano a rafforzare il proprio ruolo nel panorama accademico italiano. A evidenziarlo è l’Osservatorio del Polo Italiano Formazione Lavoro, nell’ambito del Coordinamento Nazionale FAAD, che ha esaminato i dati sugli iscritti per l’anno accademico 2024/2025.
Dall’analisi emerge un sistema solido, in crescita e con un impatto sempre più rilevante sul piano sociale e territoriale. Il digitale non è più una scelta marginale, ma una modalità strutturale che intercetta esigenze concrete di studenti e lavoratori.
Un trend generazionale che cambia le scelte formative
Su un campione di oltre 3.500 studenti, le fasce d’età superiori ai 22 anni rappresentano la componente nettamente prevalente. In particolare:
- 27-36 anni: 35,2%
- 22-26 anni: 27,7%
- 37-45 anni: 17,7%
Si tratta di numeri che fotografano un cambiamento strutturale nelle scelte universitarie, sempre più legate a esigenze di flessibilità e sostenibilità economica.
In un contesto segnato dall’aumento degli affitti e dal costo della vita nelle grandi città universitarie, la possibilità di seguire un percorso accademico senza trasferirsi diventa decisiva, soprattutto per chi vive in piccoli centri, aree interne o territori montani.
«La crescita delle fasce a partire dai 22 anni – afferma Francesco Genovese, presidente nazionale del Polo Italiano Formazione Lavoro – dimostra che le università digitali svolgono una funzione sociale fondamentale. Offrono un’opportunità concreta a chi vuole formarsi restando nella propria comunità».
Genovese sottolinea inoltre che il modello digitale contribuisce a ridurre i divari territoriali: per molte aree interne rappresenta uno strumento di riequilibrio, capace di contrastare lo spopolamento e trattenere competenze nei contesti locali.
Le scelte accademiche: competenze e lavoro al centro
Per quanto riguarda gli indirizzi di studio, l’area Giuridico, Economico e Politico-Sociale guida le preferenze con il 34,42%. Seguono:
- Sport, Scienze Motorie e Salute: 21,04%
- Formazione, Educazione e Psicologia: 20,8%
- Discipline STEM: 11,9%
- Lingue, Comunicazione e Lettere: 11,2%
- Arte, Turismo e Design: 0,6%
Il quadro evidenzia una forte attenzione alla spendibilità delle competenze e alle prospettive occupazionali. Gli studenti scelgono percorsi orientati al mercato del lavoro e ai servizi alla persona, settori in continua espansione.
«Le scelte dimostrano una domanda sempre più consapevole – osserva Genovese –. Il digitale è ormai pienamente integrato nel sistema universitario, capace di coniugare qualità formativa e concrete opportunità professionali».
Un elemento chiave è la possibilità di conciliare studio e lavoro. Molti iscritti sono già occupati e utilizzano la formazione online come strumento di riqualificazione o aggiornamento professionale, rafforzando così la propria competitività e quella del tessuto produttivo locale.
Il protagonismo femminile
Un dato particolarmente significativo riguarda la componente femminile: le donne rappresentano il 55,3% degli iscritti, contro il 44,7% degli uomini.
Secondo Genovese, si tratta di un segnale rilevante: «La prevalenza femminile conferma che flessibilità organizzativa e sostenibilità economica rendono questo modello una leva strategica per favorire percorsi di autonomia e crescita professionale, soprattutto nei territori con minori opportunità».
La formazione digitale, in particolare nelle aree interne, può dunque diventare un fattore di stabilità sociale e coesione territoriale, consentendo di rafforzare le comunità locali e promuovere uno sviluppo più equilibrato e inclusivo.
Non solo alternativa, ma strumento di politica sociale
Il report dell’Osservatorio mette in luce un dato chiaro: le università digitali non sono soltanto una soluzione organizzativa, ma un vero strumento di politica sociale e territoriale.
Incidono sull’accesso all’istruzione superiore, sulla mobilità sociale e sulla permanenza delle competenze nei territori meno centrali. In un Paese caratterizzato da forti disuguaglianze geografiche, il digitale si configura sempre più come una leva strategica per rendere il sistema universitario più inclusivo e diffuso.

