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Vannacci

Vannacci tuona: “Alla Camera la democrazia è stata calpestata, Mattarella intervenga”

Pubblicato il 30 Gennaio 2026

Stop alla conferenza sulla remigrazione a Montecitorio

“Oggi, a Montecitorio, la democrazia è morta”. Con queste parole Roberto Vannacci ha affidato a un lungo post sui social il suo commento alla cancellazione della conferenza stampa del comitato “Remigrazione e riconquista”, prevista alla Camera dei deputati e poi annullata.

L’appello al Presidente della Repubblica

Nel suo intervento, il vicesegretario della Lega denuncia apertamente una violazione della libertà di espressione e chiama in causa il Presidente della Repubblica. Vannacci auspica un intervento deciso di Sergio Mattarella, ricordandone il ruolo di garante e custode della Costituzione, e invita a riprogrammare l’incontro che non ha potuto svolgersi.

Solidarietà al deputato Furgiuele

A corredo del messaggio, Vannacci pubblica una foto della sala stampa occupata, con al centro il deputato leghista Domenico Furgiuele, al quale esprime piena solidarietà per il “coraggio e la determinazione” dimostrati. Secondo Vannacci, a un parlamentare della Repubblica sarebbe stato impedito con la forza di esprimere le proprie idee in uno spazio istituzionale, durante un evento regolarmente autorizzato e pianificato.

Le accuse all’opposizione

Nel racconto dei fatti, Vannacci parla di un’occupazione dell’aula da parte di parlamentari di sinistra, guidati da Angelo Bonelli, che avrebbe creato problemi di sicurezza e portato non solo all’annullamento di quella conferenza, ma di tutte le conferenze stampa previste per la giornata. A suo giudizio, lasciare a una sola parte politica il potere di decidere chi può parlare equivale a decretare la fine della democrazia e l’affermazione di una logica autoritaria.

Il tema della remigrazione e la libertà di dibattito

Sul contenuto dell’incontro mancato, Vannacci ribadisce che la remigrazione è un tema legittimo di discussione, legato all’attualità e, a suo dire, a una necessità di sopravvivenza, e che parlarne non viola alcuna legge. In conclusione, accusa i contestatori di aver tradito uno dei principi fondamentali della Costituzione, richiamando l’articolo 21 sulla libertà di espressione e denunciando quella che definisce una prassi della sinistra: la libertà di parola concessa solo a chi condivide le stesse idee.

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