Pubblicato il 14 Gennaio 2026
All’origine dell’uccisione di Luca Carbone, pizzaiolo di 47 anni, ci sarebbero vecchi contrasti tra vicini di casa. L’uomo è stato trovato morto nella sua auto il 13 gennaio a Cosenza e, poco dopo il ritrovamento del corpo, è stato fermato un residente dello stesso stabile.
Il sospettato, Francesco De Grandis, 66 anni, ha ammesso di aver sparato, sostenendo però che non voleva uccidere, ma solo “dare un avvertimento”.
Il corpo trovato nell’auto parcheggiata sotto casa
La vittima è stata rinvenuta all’interno della propria vettura, parcheggiata in uno spiazzo sotto l’abitazione. Il corpo era sul sedile di guida, con lo sportello aperto, segno che l’uomo potrebbe essere stato colpito mentre stava per scendere o subito dopo essersi fermato.
Accanto all’auto, i carabinieri hanno recuperato tre bossoli, elemento che ha fatto subito pensare a una sparatoria avvenuta a breve distanza.
I colpi partiti dal palazzo accanto
Le indagini si sono concentrate rapidamente sulla palazzina vicina. Gli investigatori hanno ipotizzato che gli spari fossero stati esplosi da una finestra al quinto piano, da un appartamento che si affaccia direttamente sul punto in cui era parcheggiata l’auto.
È così scattata la perquisizione nell’abitazione del sospettato, residente proprio in quell’appartamento.
La confessione: “Volevo solo intimidirlo”
Durante gli accertamenti, l’uomo ha confessato di aver visto Carbone e di aver fatto fuoco, spiegando però che la sua intenzione non era uccidere, ma spaventare la vittima.
All’interno dell’abitazione sono state trovate una pistola e un fucile regolarmente detenuti, che ora sono stati sequestrati per gli accertamenti balistici. L’uomo si trova in stato di fermo, mentre proseguono le verifiche per chiarire con esattezza la dinamica e le responsabilità.
Vecchie tensioni tra vicini al centro delle indagini
Gli inquirenti stanno approfondendo il contesto dei rapporti tra i due uomini. Secondo quanto emerso finora, tra vittima e indagato ci sarebbero stati dissapori e attriti pregressi, che potrebbero aver portato a un’escalation culminata nella sparatoria.
Le indagini proseguono per definire se si sia trattato di un gesto d’impeto o di un atto premeditato, e per stabilire con precisione le circostanze in cui sono stati esplosi i colpi fatali.

