Pubblicato il 26 Novembre 2025
Il verdetto del Cga Sicilia
Il Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia ha stabilito che il ministero dell’Interno dovrà risarcire con oltre 300 mila euro due familiari di una vittima innocente di mafia. La cifra corrisponde agli arretrati dell’assegno vitalizio mensile di 1.033 euro spettante a ciascuna beneficiaria dal 2016.
La decisione, firmata dall’estensore Sebastiano Di Betta e dal presidente Roberto Giovagnoli, ribalta la precedente sentenza del Tar di Palermo e accoglie l’appello presentato da due congiunti di Michele Amico, tabaccaio ucciso a Caltanissetta il 23 ottobre 2003 dopo essersi opposto alle estorsioni.
Il precedente giudiziario
Due anni fa la Corte d’appello di Caltanissetta aveva riconosciuto ai familiari di Amico tutti i benefici previsti dalla normativa sulle vittime di mafia. Il ministero non aveva impugnato quella sentenza, sostenendone le spese processuali, ma si era tuttavia opposto all’erogazione del vitalizio, contestando modalità e forma della domanda.
Il ricorso al Tar si era concluso con un rigetto, poi capovolto dal Cga, che ha dato ragione a due dei tre familiari.
Le motivazioni dei giudici
Per il Cga, la controversia supera il profilo economico: “Non si tratta di una comune disputa su prestazioni finanziarie, ma di un caso con forte rilevanza morale e istituzionale”.
I giudici evidenziano come le ricorrenti non chiedano un beneficio aggiuntivo, ma la corretta esecuzione di una sentenza che ha riconosciuto loro lo status di parenti di una vittima innocente di mafia, un riconoscimento che ha un valore simbolico e civile oltre che materiale.
Secondo il Cga, la decisione della Corte d’appello non è solo una condanna economica, ma un vero atto di riparazione istituzionale, attraverso il quale lo Stato riafferma il proprio dovere di memoria e sostegno verso chi ha subito la violenza mafiosa.
Viene richiamato inoltre il principio costituzionale di solidarietà: Il sistema normativo è improntato all’eguaglianza sostanziale e alla protezione integrale delle vittime della criminalità organizzata, con tutele paragonabili a quelle previste per le vittime del terrorismo.
Critiche al formalismo amministrativo
Il Cga censura la posizione del Viminale:
- l’amministrazione non può sfruttare lacune nei propri moduli o imprecisioni formali del cittadino per negare un diritto
- l’esclusione del vitalizio per un presunto “difetto di istanza” è giudicata un eccesso di formalismo
La sentenza afferma chiaramente: “Un formalismo eccessivo è incompatibile con la natura solidaristica del beneficio e con il principio di effettività della tutela”.
Con questo pronunciamento, il Cga riafferma il valore della protezione statale verso chi ha pagato il prezzo più alto nella lotta contro la mafia.

