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Weekend di neve in Italia: fiocchi anche a bassa quota

Pubblicato il 23 Gennaio 2026

Correnti polari e maltempo diffuso tra il 23 e il 25 gennaio

Una nuova fase di maltempo invernale è pronta a interessare l’Italia nel weekend del 23, 24 e 25 gennaio, con nevicate in arrivo anche a quote insolitamente basse. La causa è l’afflusso di correnti fredde di origine polare dal Nord Europa, accompagnate da una serie di perturbazioni che coinvolgeranno Nord, Centro e parte del Sud.
Secondo il meteorologo Giulio Betti del CNR, la neve interesserà soprattutto le Alpi occidentali e l’Appennino centrale, con episodi significativi già dalle prossime ore.

Venerdì: neve fino a 200-400 metri al Nord-Ovest

La prima fase perturbata scatterà già venerdì 23 gennaio e darà il via a nevicate abbondanti sulle Alpi occidentali, dove i fiocchi potranno scendere fino a quote molto basse. In particolare, sono attese deboli nevicate tra i 200 e i 400 metri su Piemonte, entroterra ligure e Lombardia, mentre accumuli più consistenti sono previsti sulle Alpi Marittime.
Sulle Alpi centro-occidentali la quota neve salirà intorno ai 500-600 metri, mentre sulle Alpi orientali si attesterà sui 600-700 metri.

Sabato: neve anche lungo l’Appennino

Il maltempo proseguirà sabato 24 gennaio, con nevicate diffuse fin dalle prime ore del mattino sull’arco alpino, in genere tra 400 e 600 metri, soprattutto tra Valle d’Aosta e Alto Adige.
Nel corso della giornata, la neve raggiungerà anche l’Appennino tosco-emiliano, con fiocchi attesi intorno ai 1100-1200 metri, e successivamente l’Appennino centrale, dove le precipitazioni nevose si spingeranno oltre i 1400-1500 metri.

Domenica: neve ancora presente ma a quote più alte

Tra la sera di sabato e le prime ore di domenica 25 gennaio, un nuovo sistema perturbato porterà precipitazioni sparse, localmente intense sul Sud peninsulare, sulla Sicilia nord-occidentale e sul Friuli.
Nel corso della giornata di domenica, le nevicate continueranno, ma con quote in risalita: 800-1000 metri sulle Alpi, dove sono attesi buoni accumuli soprattutto sui settori orientali, e oltre i 1000-1200 metri sull’Appennino centrale e settentrionale.

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