Pubblicato il 26 Marzo 2026
La sentenza: “Il fatto non costituisce reato”
Si è concluso con un’assoluzione il processo celebrato a Napoli nei confronti di un uomo accusato di aver trasmesso consapevolmente il virus HIV attraverso rapporti non protetti.
I giudici hanno stabilito che “il fatto non costituisce reato”, escludendo quindi la responsabilità penale dell’imputato, che rispondeva di omicidio volontario con dolo eventuale.
L’uomo era stato accusato di aver contagiato sia la moglie, ancora in cura, sia un’amica della donna, deceduta nel novembre 2017 a causa dell’Aids.
Le accuse e i fatti risalenti ai primi anni 2000
I fatti contestati risalgono ai primi anni Duemila, tra il 2001 e il 2003, quando la vittima soggiornava a Ischia presso l’abitazione della coppia.
Secondo l’accusa, la donna avrebbe subito ripetute violenze sessuali e minacce, rimanendo in silenzio per timore di ritorsioni.
Nel corso del processo sono stati mostrati anche filmati registrati in ospedale, nei quali la vittima raccontava le aggressioni subite, descrivendo episodi di violenza e intimidazione.
Le contestazioni cadute in prescrizione
Nel tempo, alcune accuse inizialmente mosse all’imputato sono decadute. In particolare, i reati di violenza sessuale e lesioni personali non sono più stati perseguibili perché caduti in prescrizione.
Il procedimento si è quindi concentrato sull’accusa più grave legata alla diffusione del virus e al decesso della donna.
La ricostruzione dell’accusa e la decisione dei giudici
Secondo i magistrati dell’accusa, l’uomo era consapevole della propria sieropositività e avrebbe comunque intrattenuto rapporti non protetti, causando il contagio.
Tuttavia, questa ricostruzione non è stata ritenuta sufficientemente provata dal tribunale, che ha deciso per l’assoluzione dell’imputato.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 45 giorni, chiarendo nel dettaglio le ragioni della decisione.

