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Acquistate, seviziate e costrette a prostituirsi. Due arresti sull’asse Bulgaria-Salento

Pubblicato il 21 Dicembre 2021

Sull’asse Bulgaria-Salento arriva la notizia di uan vicenda inquietante, una vicenda a cui si fa fatica a credere e che descrive una violenza cieca, fredda e senza scrupoli nei confronti di alcune donne ridotte a meno di merce da scambio e costrette a subire soprusi e abusi di ogni tipo. Gli agenti della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato di Taurisano, diretti dal Vice Questore Salvatore Federico, infatti, hanno arrestato ieri, Chakarov Mariyan, 46enne di nazionalità bulgara, e Manzo Angelo, 62enne di Taviano. Il primo è ritenuto responsabile dei reati di associazione per delinquere, lesioni personali, sfruttamento della prostituzione, riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù, tratta di persone, acquisto e alienazione di schiavi ed estorsione. Per il secondo, invece, le accuse sono di associazione per delinquere e sfruttamento della prostituzione. I due uomini sono stati arrestati in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa lo scorso 2 dicembre dal G.I.P. del Tribunale di Lecce su richiesta del P.M. L’Ordinanza di Custodia Cautelare non è stata eseguita a carico di altri due cittadini di nazionalità Bulgara, uno di anni 31 l’altro di anni 29, in quanto al momento non presenti sul territorio Italiano.

Dalle indagini è emerso, in particolare, che Chakarov Marian era il promotore ed organizzatore dell’associazione, mentre Manzo Angelo, e gli altri due ricercati, avevano il ruolo di fiduciari e controllori dell’attività di prostituzione, accompagnatori dai luoghi di dimora e di esercizio dell’attività di prostituzione, nonché responsabili dei reati di associazione per delinquere, lesioni personali, sfruttamento della prostituzione, riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù, tratta di persone, acquisto e alienazione di schiavi. Mariyan, inoltre, è accusato di estorsione per avere reclutato e indotto le donne alla prostituzione unitamente alla propria convivente.

L’attività degli inquirenti ha preso avvio a seguito delle denunce autonomamente e separatamente presentate da due donne di nazionalità bulgara. Le dettagliate denunce delle donne, con riferimento ai soggetti con i quali erano state in contatto e riguardante l’abitazione in cui erano alloggiate e ai luoghi in cui esercitavano la prostituzione, in merito alle persone che ne controllavano i movimenti durante la loro attività e alle quali consegnavano i loro guadagni, con riferimento alle violenze fisiche e sessuali che erano costrette a subire, sono apparse come relative allo stesso gruppo criminale e hanno costituito, quindi, lo spunto per l’ulteriore sviluppo investigativo. Su autorizzazione della Direzione Distrettuale Antimafia, sono seguite da parte degli inquirenti le indagini sia tecniche che tradizionali, (pedinamenti, appostamenti, ed altro) dalle quali è emerso che gli indagati, avevano dato vita ad un vero e proprio sodalizio criminale stabilmente dedito allo sfruttamento della prostituzione di numerose donne. Tali indagini hanno consentito di individuare i posti in cui avveniva l’attività di prostituzione, i mezzi con cui venivano trasportate le donne, nonché i ruoli dei componenti del gruppo criminale. Le forze dell’Ordine hanno inoltre accertato che Chakarov Mariyan, ritenuto il capo, “riscattava” le donne in Bulgaria acquistandole da altri soggetti criminali per poi portarle qui in Italia, sequestrando loro i documenti e minacciando sia la loro incolumità che quella dei loro familiari rimasti nei loro paesi d’origine, nel caso non avessero eseguito i suoi ordini. Dagli sviluppi delle indagini, inoltre, è emerso lo stato di segregazione a cui erano sottoposte le donne, prive della loro libertà, tenute a digiuno e che a fine giornata erano costrette a consegnare tutta la somma incassata dall’attività di prostituzione al Chakarov, o in mancanza di esso ad un componente  del gruppo. Se ciò non avveniva, le donne avrebbero subito violenze tanto da ricorrere a cure mediche presso gli ospedali. Gli arrestati, dopo le formalità di rito, sono stati condotti presso la Casa Circondariale di Lecce “Borgo San Nicola” a disposizione dell’Autorità giudiziaria.