Pubblicato il 1 Agosto 2026
Una vita dedicata ai più fragili
Si è spento a Milano, all’età di 96 anni, don Antonio Mazzi, sacerdote e fondatore della comunità Exodus, realtà che da oltre quarant’anni rappresenta un punto di riferimento per il recupero di giovani in difficoltà, persone con dipendenze e famiglie in situazioni di fragilità.
Don Mazzi è morto nella sua abitazione all’interno del Parco Lambro, luogo simbolo della sua missione e sede storica di Exodus. La sua esistenza è stata interamente dedicata a chi rischiava di essere lasciato ai margini della società, trasformando l’ascolto e l’accoglienza in strumenti concreti di rinascita.
I funerali e l’ultimo saluto
L’ultimo saluto al sacerdote sarà celebrato lunedì 3 agosto alle ore 15 nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano. La camera ardente sarà invece allestita presso la Cascina Molino Torrette, storica sede di Exodus nel Parco Lambro, tra oggi, sabato, 1 agosto, pomeriggio e domenica.
La tumulazione avverrà successivamente in forma privata presso l’Abbazia di Maguzzano, in provincia di Brescia, nel cimitero dell’Opera don Giovanni Calabria.
Il “prete matto” che ha cambiato la vita di migliaia di giovani
Originario di Verona ma milanese d’adozione, don Antonio Mazzi era conosciuto per il suo carattere diretto e fuori dagli schemi. Lui stesso amava definirsi un “prete matto”, sempre più vicino alle persone e alle periferie che alle convenzioni.
Negli anni Settanta, quando il fenomeno della droga colpiva duramente molti giovani del Parco Lambro, diede vita a Exodus, una rete di comunità che negli anni ha aiutato migliaia di ragazzi a ricostruire la propria vita attraverso percorsi educativi, responsabilità e condivisione.
Exodus: “Ci lascia un padre e un visionario”
Profondo il cordoglio espresso dalla Fondazione Exodus. Il vicepresidente Franco Taverna ha ricordato don Mazzi come “un padre, un uomo e un visionario”, sottolineando come il sacerdote fosse convinto che fossero stati proprio i ragazzi accolti nelle comunità a salvare lui, e non il contrario.
Per rispettare il suo spirito, i funerali saranno caratterizzati da una celebrazione partecipata, con musica, canti e testimonianze degli educatori e dei giovani provenienti dalle diverse realtà di Exodus in Italia e nel mondo.
Milano in lutto e il ricordo delle istituzioni
La città di Milano ha proclamato il lutto cittadino in occasione delle esequie. Numerosi i messaggi di cordoglio arrivati dalle istituzioni.
Il sindaco Beppe Sala ha ricordato don Mazzi come una delle figure simbolo della città, sempre vicina ai giovani e alle persone più vulnerabili. Anche il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha espresso il proprio dolore, definendolo “un uomo straordinario”.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto rendergli omaggio, ricordando come abbia lasciato una “testimonianza di impegno sociale e civile, vigoroso e coraggioso”. Messaggi di vicinanza sono arrivati inoltre da esponenti politici di ogni schieramento.
Sacerdote, giornalista e volto televisivo
Oltre all’impegno pastorale e sociale, don Mazzi è stato anche giornalista, autore di libri e volto televisivo. Per molti anni ha partecipato a programmi come Domenica In, dove portava il suo messaggio di speranza e solidarietà.
Tra i ricordi più toccanti quello della conduttrice Mara Venier, che lo ha definito “un secondo padre”, ringraziandolo per aver donato amore e sostegno a chiunque ne avesse bisogno.
L’ultimo messaggio: non smettere mai di sognare
L’eredità lasciata da don Antonio Mazzi va oltre le opere costruite in decenni di attività. Secondo la sua storica collaboratrice Cristina Mazza, il sacerdote ha affidato a tutti un ultimo invito: “I sogni sono sempre giovani. Non dobbiamo mai smettere di sognare, che abbiamo 15, 70 o 80 anni”.
Un messaggio che oggi rappresenta il testamento morale di un uomo che ha dedicato la propria vita a restituire speranza, dignità e futuro a migliaia di persone.

