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Si aggira di notte tra i vicoli e i rovi il fantasma della donna più bella di Erice

Era la donna più bella di Erice, adesso il suo fantasma si aggira di notte tra i rovi e la nebbia, ammaliando e spaventando gli uomini.

Pubblicato il 20 Dicembre, 2021

Era la donna più bella di Erice, adesso il suo fantasma si aggira di notte tra i rovi e la nebbia, ammaliando e spaventando gli uomini.

Erice, uno dei borghi medievali più suggestivi della Sicilia, a 750 metri di altezza, guarda dall’alto da un lato Baia Cornino e dall’altro le Egadi, in un’atmosfera avvolta dal fascino. Con le sue stradine strette, tra ciottoli e vicoletti, sembra diventare un labirinto quando scende giù la nebbia, e si presta moltissimo a racconti carichi di mistero.

Di notte il paese sembra sparire inghiottito dalla nebbia, così la Torre Pepoli, il Castello di Venere e il Duomo, si perdono nella fitta oscurità, lasciando spazio alla fantasia e alle leggende.

Non tutti sanno che in questo posto incantevole è ambientata una leggenda popolare, il racconto del fantasma di una donna che compare di notte: la Bellina di Erice. La sagoma è nera e sinuosa e ricorda la figura di un serpente.

La donna sarebbe vissuta in epoca medievale, intorno al XIII secolo e oggi infesta le case abbandonate del paese, richiamando a sé con la sua sensualità alcuni uomini che cedono al suo fascino ma, appena gli sguardi si incontrano, lei si trasforma in una biscia.

La ”Bellina” in realtà era una bellissima fanciulla. Apparteneva a un nobile casato e aveva lunghi capelli neri e pelle bianca. Tanti uomini chiedevano la sua mano, ma lei rifiutava tutti.

Dalla finestra della sua casa scrutava il mare oltre l’orizzonte, pensierosa, quasi come se si trovasse in un altro mondo. Il motivo del suo comportamento era l’amore che nutriva per un uomo, l’unico ragazzo che era riuscito a far breccia nel suo cuore, un soldato partito per una guerra di ventura da cui non fece più ritorno.

Prima di partire, il suo innamorato le aveva donato un anello, simbolo della loro unione. Tuttavia un ricco barone si innamorò di lei e, per ottenere il suo amore, organizzò un inganno con l’aiuto di un mago.

Il mago finse di essere un gioielliere e riuscì ad ottenere l’anello della ragazza con la promessa di lucidarlo. Tuttavia, al momento della restituzione, Bellina non trovò innanzi a sé il gioielliere ma il barone che provò a baciarla.

Lei lo respinse e il barone gettò l’anello tra i rovi. Bellina si addentrò tra i rovi e si punse con una spina e, a causa della magia nera procurata dal mago, in quell’istante venne tramutata in una biscia. Sembra che ci sia un’eco de ”La bella addormentata nel bosco” e, mentre la fanciulla della fiaba si addormentò, Bellina perse per sempre le sembianze di una donna e si trasformò in una biscia nera.

La sua anima intrappolata nel corpo di un serpente striscia tra i vicoli di Erice, le case abbandonate e i rovi, condannata per l’eternità ad attirare a sé tutti gli uomini che in vita aveva rifiutato, finché non ritroverà l’anello perduto.

La curiosa leggenda sembra riprendere l’antica tradizione popolare secondo cui ad Erice si troverebbero le donne più belle della Sicilia, da cui deriva il detto: ”cu voli sali vaja a Trapani, cu voli beddi vaja a lu munti”. È un fatto che proprio ad Erice nell’antichità si trovava un tempio dedicato al culto della dea Venere ”Erycina”, che incarna la bellezza e l’amore.

Fate attenzione, dunque, se per le strade di Erice vi imbatterete in una biscia, perché potrebbe essere la Bellina, che è ancora alla ricerca del suo pegno d’amore.

Jessica Di Bona

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