Pubblicato il 31 Maggio 2026
Sequestri di armi e crescita della violenza tra i giovani
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, in un’intervista al Messaggero, ha espresso forte preoccupazione per l’aumento degli episodi di violenza nelle scuole, citando dati che definisce allarmanti: in pochi mesi sarebbero stati sequestrati centinaia di coltelli e persino un machete negli ambienti frequentati dai giovani.
Secondo il ministro, si sta diffondendo una tendenza preoccupante in cui il coltello viene vissuto come un oggetto “di moda”, esibito per ostentare forza e intimidire. L’intervento arriva dopo un recente episodio avvenuto a San Vito Lo Capo, dove un docente sarebbe stato aggredito da uno studente di soli dodici anni.
Valditara richiama anche le misure già adottate, ricordando che il decreto Sicurezza ha introdotto il divieto di vendita di coltelli ai minori e nuove sanzioni contro il porto di armi improprie. Inoltre, le scuole, in situazioni considerate a rischio, possono richiedere alle autorità l’utilizzo di metal detector mobili agli ingressi degli istituti.
“No a giustificazioni e perdonismo”: la linea del ministro
Nel suo intervento, il ministro è netto sul piano educativo e disciplinare: “dove ci sono bullismo e violenza non si può giustificare”. Sottolinea la necessità di un approccio che unisca formazione e sanzione, affermando che serve educare ma anche punire, per rafforzare il principio di responsabilità.
Valditara critica inoltre quella che definisce una cultura eccessivamente indulgente, ribadendo: “basta con giustificazionismo e perdonismo”. Secondo questa visione, la scuola non può limitarsi a comprendere il disagio, ma deve anche intervenire in modo deciso per prevenire comportamenti aggressivi.
Smartphone, autorità e crisi educativa
Un altro punto centrale riguarda l’uso precoce della tecnologia: il ministro avverte che dare smartphone ai bambini troppo piccoli è rischioso, poiché a sei o undici anni non avrebbero ancora la maturità necessaria per gestire il mondo digitale.
Valditara richiama anche il rapporto tra scuola e famiglia, sostenendo che non è accettabile che ciò che viene insegnato in classe venga poi contraddetto o indebolito a casa.
Infine, il ministro affronta un tema culturale più ampio, parlando della perdita di autorevolezza delle istituzioni educative e di sicurezza. Secondo la sua analisi, nel tempo alcuni “cattivi maestri” avrebbero contribuito a indebolire il rispetto per l’autorità, generando un clima in cui docenti e forze dell’ordine non godono più dello stesso riconoscimento di un tempo. La conclusione è una richiesta di cambiamento profondo: una vera svolta culturale per ricostruire il rispetto senza confonderlo con l’autoritarismo.

