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Alessia Pifferi

Alessia Pifferi: “Vorrei riavere la mia bambina”

Pubblicato il 19 Settembre, 2022

“Vorrei poter tornare indietro a quel giorno per non uscire e riavere la mia bambina”.

Così Alessia Pifferi.

La donna arrestata con l’accusa di aver abbandonato Diana, la figlia di 18 mesi in casa per sei giorni, facendola morire di stenti nella culla, ha scritto una lettera alla trasmissione di Rete 4 “Quarto Grado”.

“Ho vissuto a Milano fino al matrimonio, fino a quasi vent’anni. Poi sono andata in Sicilia a Palermo, perché mi sono sposata e poi sono tornata a Milano a casa mia. Quindi ho vissuto solo con il mio ex marito. Per il resto ero sempre in casa con i miei genitori o da sola”, dice la 37enne che durante l’agonia della piccolina era col suo fidanzato, ignaro di tutto, in provincia di Bergamo. 

“Ricordo che il matrimonio è stato molto bello” si legge nella lettera.

“Mi sono spostata in municipio a Palermo, in chiesa a Milano, a Ponte Lambro”, dove ha vissuto fino all’arresto e dove è morta la piccola Diana.

“In Sicilia – scrive – ero vestita con l’abito da sposa prestato da mia sorella, invece quello di Milano l’ho comprato io risparmiando. Siamo stati una famiglia normale. Abbiamo cercato di avere un figlio, che non è mai arrivato”.

La 37enne ha anche smentito alcune voci sul suo rapporto con la piccola Diana. 

“Io non ho mai detto che mia figlia era un intralcio nella mia vita. Vorrei proprio sapere chi l’ha detto e perché. Io ho semplicemente detto che è molto più difficile fare una propria vita con un figlio piccolo, ancora di più essendo una ragazza madre”. 

“Sul papà di Diana non mi sento di esprimere nulla” scrive ancora la 37enne in un italiano incerto, “perché sono fatti così delicati che potrei parlarne solo privatamente a lui”.

La donna spiega che sia prima del carcere che in cella ha fatto sempre dei “sogni normali” che “riguardano la vita di tutti i giorni, come le cose di casa o Diana”, ma nella lettera c’è spazio anche per il racconto di un incubo.

“Vi ringrazio ancora – conclude – di aver voluto raccontare i miei pensieri”.