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Approvato emendamento del Pd, niente tassa sui rifiuti per la Chiesa

Quando il clero non paga le tasse e ritiene di farlo (in verità, di non farlo) nel suo pieno diritto. Il Senato approva un emendamento del Pd: la Chiesa è esentata dal pagamento della tassa sui rifiuti. Perché?

Quando il clero non paga le tasse e ritiene di farlo (in verità, di non farlo) nel suo pieno diritto. Il Senato approva un emendamento del Pd: la Chiesa è esentata dal pagamento della tassa sui rifiuti. Perché? La tassa sui rifiuti (Tari), scrive il Mef, “è il tributo destinato a finanziare i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti ed è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte suscettibili di produrre i rifiuti medesimi”. Bisognerebbe chiedersi perché gli ecclesiastici non possano essere trattati come semplici cittadini, mentre la povertà dilaga, come fa notare la Caritas e per l’uomo comune le tasse sono sempre più difficili da pagare. Papa Francesco si era espresso in questo modo il 7 giugno, parlando ai sacerdoti del Convitto San Luigi dei Francesi, ricevuti in udienza: “Vi auguro di essere pastori con l’odore delle pecore, persone capaci di vivere, di ridere e di piangere con la vostra gente, in una parola di comunicare con essa”. E ancora: “Se voi pensate al sacerdozio isolato dal popolo di Dio, quello non è sacerdozio cattolico”.

Questo emendamento del Pd deciderebbe per il futuro. Ecco quanto si legge nel testo, scritto dall’ex presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, in carica come presidente dal 13 giugno 2014 al 10 agosto 2018: “La disposizione si applica per i periodi d’imposta per i quali non è decorso il termine di accertamento del tributo nonché ai rapporti pendenti e non definiti con sentenza passata in giudicato“. Bisognerebbe ricordare all’ex governatore che fu considerata idea di buon senso, in occasione del terremoto del 2009 a L’Aquila, Abruzzo, ricostruire prima le case e poi le Chiese.

Il testo dell’emendamento è atteso in aula oggi, (1 dicembre) dopo una possibile maratona notturna. La discussione si preannuncia incandescente. Se le cose non cambieranno (da dizionario, l’emendamento è ogni mutamento che, nel corso della discussione parlamentare, si propone di apportare al testo di uno schema di disegno di legge), non ci sarà la Tari per le basiliche di San Giovanni in Laterano, di Santa Maria Maggiore, di San Paolo.

E ancora, e soprattutto: per il palazzo pontificio di Castel Gandolfo, l’Università Gregoriana, i due palazzi di Sant’Apollinare e la Casa degli esercizi per il Clero di San Giovanni e Paolo. Detto questo, che fare per la popolazione? Fra le poche modifiche possibili, c’è la richiesta dei partiti di allungare da 150 a 180 giorni i tempi per saldare le cartelle relative all’emergenza Covid. Le persone, quelle che incontriamo tutti i giorni, hanno molto poco in mano, per vivere quotidianamente.

Ci si muove, peraltro, in direzione contraria rispetto a una recente sentenza della Cassazione, pronunciata nei giorni scorsi dalla VI sezione civile.

Secondo il Vaticano, l’articolo 16 del Trattato Lateranense esentava dal pagamento della tassa: l’immenso patrimonio immobiliare Vaticano salvo da tasse e tributi dovuti allo Stato. La Cassazione, invece, ha detto il contrario per gli immobili non destinati al culto, come richiesto dall’Ama, l’azienda dei rifiuti di Roma. In particolare, si fa riferimento a 71 mila euro. La somma non è stata pagata nel 2012, poi è diventata cartella esattoriale dell’Agenzia delle Entrate. Di qui, un contenzioso quinquennale con il Pontificio istituto biblico. Se si fanno i conti, con quanto dovuto dopo il 2012, si supera il milione di euro.

La discussione sarà tutta da vedere: da conciliare molte istanze, non ultimo il magro bilancio di una fetta sempre più rilevante della popolazione, provata dalla pandemia e da un’economia per agire nella quale non ha particolari protezioni. A differenza di ciò che accade quando si veste l’abito talare.

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