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Pensioni

Assegno unico 2026 più accessibile: nuove regole per figli all’estero e lavoratori non residenti

Pubblicato il 27 Luglio 2026

L’Inps amplia la platea dei beneficiari con le nuove disposizioni europee

L’assegno unico universale diventa più inclusivo e si apre anche a nuove categorie di beneficiari. Con la circolare Inps numero 81 del 24 luglio 2026, l’Istituto ha recepito le modifiche introdotte dal decreto-legge 19/2026, che adegua la misura ai principi dell’Unione Europea.

Le nuove norme modificano i criteri di accesso, permettendo di richiedere il contributo anche a chi non risiede in Italia da almeno due anni e riconoscendo il beneficio per figli fiscalmente a carico residenti in un altro Paese dell’Ue.

Assegno unico anche per i figli che vivono in un altro Stato europeo

Una delle principali novità riguarda la possibilità di ottenere l’assegno anche quando i figli non fanno parte di un nucleo familiare Isee residente in Italia.

Con le nuove regole, infatti, sono inclusi anche i figli residenti in un altro Stato membro dell’Unione Europea, purché risultino fiscalmente a carico secondo la normativa italiana.

Per stabilire quale Paese debba erogare la prestazione viene considerato prioritariamente lo Stato in cui viene svolta l’attività lavorativa. In assenza di lavoro, invece, si prende in considerazione il Paese di residenza dei figli.

Se l’Italia risulta essere lo Stato competente solo in via secondaria, l’Inps riconoscerà un’eventuale integrazione dell’assegno, corrispondente alla differenza tra quanto previsto dal sistema italiano e l’importo già ricevuto dallo Stato considerato prioritario.

Eliminato il requisito dei due anni di residenza in Italia

Un’altra modifica importante riguarda il superamento di alcuni vincoli che avevano limitato l’accesso alla misura.

Viene infatti eliminato l’obbligo di risiedere in Italia da almeno due anni oppure di avere un contratto di lavoro della durata minima di sei mesi.

Il precedente requisito era stato contestato dalla Commissione Europea, che lo aveva considerato potenzialmente discriminatorio nei confronti dei lavoratori mobili all’interno dell’Unione.

Nuovo accesso per i lavoratori italiani non residenti

Le nuove disposizioni introducono la possibilità di richiedere l’assegno unico anche per lavoratori subordinati o autonomi non residenti in Italia.

Per accedere al beneficio devono però essere rispettate alcune condizioni: il lavoratore deve avere un’attività che comporti l’iscrizione a una gestione previdenziale obbligatoria italiana, essere in regola con il versamento dei contributi e possedere i requisiti relativi al permesso di soggiorno e agli obblighi fiscali.

Per i non residenti l’assegno vale solo durante il periodo lavorativo

Per chi vive all’estero, il diritto all’assegno unico non è permanente, ma viene riconosciuto solo per la durata effettiva dell’attività lavorativa svolta in Italia.

Inoltre cambia anche la gestione della domanda: mentre per i residenti la prestazione può proseguire automaticamente salvo modifiche, i lavoratori non residenti dovranno presentare una nuova richiesta ogni anno a partire dal 1° marzo.

Le principali novità dell’assegno unico in sintesi

  • Figli residenti nell’Ue: l’assegno unico può essere richiesto anche per figli che vivono in un altro Stato membro europeo, se fiscalmente a carico secondo la legge italiana.
  • Addio al requisito dei due anni di residenza: non è più necessario aver vissuto in Italia per almeno due anni né avere un contratto di lavoro di almeno sei mesi.
  • Accesso ai lavoratori non residenti: possono ottenere il beneficio anche lavoratori autonomi o dipendenti che operano in Italia e rispettano i requisiti previdenziali e fiscali.
  • Importo legato al periodo di lavoro: per i non residenti il contributo viene riconosciuto esclusivamente per il periodo in cui svolgono attività lavorativa in Italia.
  • Domanda annuale obbligatoria: chi non risiede in Italia dovrà rinnovare la richiesta ogni anno dal 1° marzo.

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