Pubblicato il 15 Giugno 2025
L’indagine che ha sbagliato bersaglio
Doveva essere un processo per frode, ma l’errore di aver confuso due aziende con lo stesso nome ha portato un imprenditore dell’hinterland milanese davanti ai giudici di Trieste. A scatenare l’inchiesta era stata una serie di bonifici sospetti per 170 mila euro, attribuiti erroneamente alla sua società che opera nel settore energetico.
Il vero conto corrente era di un’altra società
Durante il dibattimento è emerso che i pagamenti contestati provenivano in realtà da un conto bancario intestato a un’azienda fiorentina omonima, gestita da due residenti di Scandicci. «È bastato verificare l’IBAN per capire che non apparteneva al mio assistito», ha spiegato l’avvocato Renato Maturo, che nel 2019 aveva già depositato una memoria difensiva per segnalare lo scambio alla Procura.
Otto anni di attesa e un’assoluzione completa
La correzione dell’errore è arrivata solo in aula: il Tribunale ha assolto con formula piena l’imprenditore “per non aver commesso il fatto”. Nel frattempo, però, la sua azienda è rimasta fuori dal mercato: «Otto anni senza poter operare», sottolinea il legale.
Conseguenze e mancate responsabilità
Mentre l’attività milanese si fermava, i veri responsabili non sono mai stati indagati e la prescrizione scatterà a settembre. Per l’avvocato Maturo, il caso dimostra quanto sia cruciale «verificare i dati bancari» prima di muovere accuse che possono travolgere la vita di persone e imprese.

