Pubblicato il 10 Dicembre 2020
Assolto, a 80 anni, per “difetto di imputatabilità” che si deve a “un vizio totale di mente”. Farà parlare molto questa sentenza che scagiona Antonio Gozzini: il 3 ottobre 2019 a Brescia ha ucciso a coltellate la compagna Cristina Maioli, insegnante di lettere, in un “delirio di gelosia”. Successivamente l’aveva vegliata. Ma era incapace di intendere e volere secondo i giudici e quindi è stato assolto.
Ora Gozzini andrà in una struttura sanitaria ad hoc per persone omicide con disturbi mentali. Il pm aveva chiesto l’ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, crudeltà e vincolo coniugale.
Ma come è possibile assolvere un omicida così crudele? I suoi avvocati hanno puntato tutto sull’incapacità di Gozzini di valutare i comportamenti della moglie: ciò insomma che lui riteneva “non consono” e “inaccettabile” quando in realtà erano atteggiamenti normali, come poi è stato chiarito. Quando ha parlato ai periti di questi episodi raccontano che fosse “sempre più arrabbiato, offeso, umiliato” e, allo stesso momento, “sofferente di dover rievocare la donna a cui era legato, svilendola”.
Insomma, un delirio mentale che avrebbe fatto pensare all’omicida di “non avere alternative”. Gozzini vive tuttora la vicenda “con superficiale distacco” come se non fosse capitata a lui. Si può uccidere in questo modo e poi essere assolti? Per i suoi avvocati è “l’unica sentenza possibile”.

