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Attentato a Monaco, identificata la presunta attentatrice: è caccia a una donna ucraina

Pubblicato il 3 Luglio 2026

Gli investigatori delineano il profilo della sospettata

Proseguono senza sosta le indagini sull’attentato avvenuto lunedì scorso davanti all’abitazione dell’oligarca ucraino Vadim Ermolaev. Gli investigatori del Principato di Monaco avrebbero ormai identificato la presunta responsabile: si tratterebbe di una donna ucraina di circa 30 anni, residente in Germania, che al momento risulta ancora irreperibile.

Secondo quanto emerso, la sospettata sarebbe stata particolarmente abile nel camuffarsi fino a sembrare un uomo, una caratteristica che avrebbe reso più difficile la sua individuazione durante le fasi preparatorie dell’attentato e la successiva fuga.

Decisiva la testimonianza di una persona che l’ha incontrata

Gli inquirenti sarebbero riusciti a ricostruire il profilo della donna grazie alla testimonianza di una persona che avrebbe avuto un contatto con lei durante i sopralluoghi effettuati nei giorni precedenti all’attacco oppure mentre preparava il piano.

Le informazioni raccolte sono state condivise con la polizia francese e con altre forze dell’ordine europee, in particolare con quelle tedesche, dopo che la donna sarebbe stata localizzata nel Paese.

Le immagini delle telecamere e la possibile traccia del cellulare

Nei giorni scorsi alcuni media francesi avevano ipotizzato che la fuga potesse essere avvenuta in Italia, ma gli sviluppi investigativi sembrano indirizzare le ricerche altrove.

Gli investigatori avrebbero inoltre ricostruito parte dei movimenti della sospettata attraverso il tracciamento del telefono cellulare, visibile in alcune immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza mentre depositava l’ordigno.

Secondo una nota interna della polizia monegasca, citata dall’emittente francese BFM TV, la donna era capace di modificare il proprio aspetto per apparire come un uomo, elemento che avrebbe complicato ulteriormente le indagini.

I sopralluoghi prima dell’attacco

Le immagini diffuse dai media mostrano la sospettata con un giaccone nero, un cappello scuro tipo bob e jeans chiari. La donna avrebbe effettuato diversi sopralluoghi davanti all’abitazione di Ermolaev, della compagna Anna Nasobina e del figlio tredicenne nei giorni precedenti all’attentato, tornando anche la mattina stessa dell’esplosione.

Le telecamere hanno permesso di ricostruire con precisione i suoi spostamenti. Poco prima delle 21 di lunedì avrebbe individuato la famiglia nella zona di Place des Moulins, iniziando a seguirla a distanza.

La dinamica dell’esplosione

Quando la famiglia si è avvicinata all’edificio, la donna avrebbe accelerato il passo, superandola e raggiungendo l’ingresso della palazzina. Dopo aver salito i gradini del portone, avrebbe lasciato a terra il pacco bomba, allontanandosi rapidamente ma restando nelle vicinanze per verificare l’arrivo delle vittime.

Il primo a entrare nello stabile è stato il figlio tredicenne di Ermolaev, rimasto lievemente ferito. L’esplosione sarebbe stata azionata a distanza nel momento in cui Anna Nasobina si è avvicinata all’ordigno.

La donna è risultata la persona più gravemente colpita: è ricoverata in prognosi riservata e ha subito l’amputazione di entrambe le gambe.

Le piste investigative

Le autorità continuano a lavorare per individuare la fuggitiva e chiarire il movente dell’attentato. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori restano un possibile coinvolgimento della criminalità organizzata oppure dei servizi segreti ucraini, piste che, secondo quanto emerso nelle ultime ore, starebbero trovando ulteriori riscontri nel corso dell’inchiesta.

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