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Aumenti di luce, gas e carburanti: nel 2026 il conto per famiglie e imprese sfiora i 29 miliardi di euro

Pubblicato il 27 Luglio 2026

Il rincaro dei prezzi di energia elettrica, gas e carburanti continua a pesare sull’economia italiana. Secondo le elaborazioni della CGIA di Mestre e del Codacons, se le quotazioni delle materie prime resteranno sugli attuali livelli fino alla fine del 2026, famiglie e imprese dovranno sostenere quasi 29 miliardi di euro di costi aggiuntivi. Un impatto che interessa sia i consumatori sia il sistema produttivo nazionale, con effetti particolarmente rilevanti durante il periodo estivo.

Il conflitto in Medio Oriente continua a influenzare i prezzi

Le tensioni internazionali nell’area del Golfo Persico continuano a riflettersi sui mercati energetici globali. Le conseguenze non si fermano alle Borse o alle materie prime, ma arrivano rapidamente nella vita quotidiana dei cittadini, incidendo sulle spese per i trasporti e sulle bollette domestiche.

Secondo le stime diffuse dalla CGIA di Mestre, l’attuale scenario potrebbe tradursi in quasi 29 miliardi di euro di maggiori esborsi tra carburanti, elettricità e gas entro la fine dell’anno.

Carburanti sempre più cari: diesel oltre i 2 euro al litro

Uno degli effetti più evidenti riguarda il costo dei carburanti. Nel pieno della stagione delle vacanze, gli automobilisti si trovano a fare i conti con prezzi decisamente più elevati rispetto allo scorso anno.

Il diesel ha superato la soglia dei 2 euro al litro, raggiungendo una media di 2,04 euro in modalità self-service, con un incremento di oltre il 18% rispetto al periodo precedente allo scoppio della crisi. Anche la benzina continua a mantenersi sopra 1,91 euro al litro.

Per chi utilizza un’auto diesel, un pieno costa oggi circa 25 euro in più rispetto all’estate del 2025. A incidere sull’aumento sono sia il rialzo delle quotazioni del petrolio sia il riordino delle accise entrato in vigore nei primi mesi dell’anno.

Le stime del Codacons indicano che nei soli mesi di luglio e agosto gli italiani spenderanno circa 10,8 miliardi di euro per i rifornimenti, ovvero 1,9 miliardi in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

Oltre la metà del prezzo dei carburanti è composta da tasse

Una parte consistente del prezzo pagato al distributore non dipende dal costo del petrolio. Più della metà dell’importo finale è rappresentata da imposte.

Attualmente IVA e accise incidono per il 53,3% sul prezzo della benzina e per il 51% su quello del gasolio. Questo significa che, dei circa 5,6 miliardi di euro spesi dagli italiani per il carburante nel solo mese di luglio, quasi 3 miliardi finiscono nelle casse dello Stato.

Per questo motivo le associazioni dei consumatori chiedono al Governo un taglio temporaneo delle accise di almeno 15 centesimi al litro, con l’obiettivo di riportare il prezzo del diesel sotto la soglia dei due euro.

Bollette di luce e gas in aumento: cosa sta succedendo

Gli incrementi non riguardano soltanto i distributori di carburante. Anche le famiglie stanno affrontando bollette sempre più elevate, conseguenza dell’impennata dei prezzi registrata nei mercati energetici all’ingrosso.

Negli ultimi cinque mesi il prezzo dell’energia elettrica è passato da circa 106 a 161 euro per Megawattora, con un aumento superiore al 50%. Secondo la CGIA, questo comporterà oltre 10,2 miliardi di euro di costi aggiuntivi su base nazionale.

Ancora più marcato il rincaro del gas naturale, salito da 32 a 57 euro per Megawattora, pari a un incremento del 71,6%. L’effetto economico stimato supera i 5 miliardi di euro.

Le regioni più colpite dai rincari energetici

L’impatto degli aumenti non sarà uniforme sul territorio nazionale. Le regioni con una forte presenza industriale sono destinate a sostenere i costi più elevati.

La Lombardia guida la classifica con 5,4 miliardi di euro di maggiori spese, dovute all’elevato consumo energetico di famiglie e imprese. Seguono Emilia-Romagna, con circa 3 miliardi di euro, e Veneto, con quasi 2,9 miliardi.

Nel Mezzogiorno, invece, il problema principale riguarda il caro-carburanti. Basilicata, Campania e Puglia registrano gli incrementi percentuali più elevati dei prezzi alla pompa, con aumenti superiori al 21%. In aree dove il trasporto su gomma rappresenta ancora la modalità principale per persone e merci, il rincaro dei carburanti rischia di rallentare ulteriormente l’economia locale.

Famiglie e imprese sotto pressione

Le previsioni elaborate da CGIA di Mestre e Codacons delineano uno scenario complesso. Se i prezzi delle materie prime dovessero mantenersi sugli attuali livelli fino alla fine del 2026, il peso economico di luce, gas e carburanti continuerà a gravare in modo significativo sui bilanci delle famiglie italiane e sulla competitività delle imprese, con effetti particolarmente marcati nei territori a maggiore vocazione industriale e nelle aree più dipendenti dal trasporto su strada.

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