Pubblicato il 4 Aprile 2026
Una rotta meno nota ma fondamentale
Non esiste solo lo Stretto di Hormuz tra i punti critici del commercio mondiale. Un altro snodo altamente strategico oggi sotto osservazione è lo Stretto di Bab el-Mandeb, che mette in comunicazione il Mar Rosso con il Golfo di Aden e quindi con l’Oceano Indiano.
Attraverso questo corridoio marittimo transita ogni anno circa il 12% del commercio globale di petrolio via mare, rendendolo un punto essenziale per gli equilibri energetici mondiali.
A riaccendere l’attenzione è stato il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha sollevato interrogativi significativi sul ruolo dello stretto: quale quantità di petrolio, gas naturale liquefatto, cereali e fertilizzanti passa da qui e quali attori ne dipendono maggiormente. Domande che sottolineano implicitamente la portata di un eventuale blocco.
Perché Bab el-Mandeb è così importante
Lo Stretto di Bab el-Mandeb rappresenta uno dei cosiddetti “colli di bottiglia” del traffico marittimo globale, ovvero punti in cui il flusso commerciale si concentra in spazi ristretti e vulnerabili.
Il suo nome, traducibile come “Porta delle Lacrime”, riflette storicamente i rischi e le difficoltà legate alla navigazione in quest’area.
Questo passaggio è inoltre l’accesso meridionale al Canale di Suez, il che significa che tutte le navi che viaggiano tra Asia ed Europa attraverso il Mar Rosso devono necessariamente attraversarlo.
I numeri evidenziano la sua centralità:
- Il 12% del commercio globale totale passa per il Canale di Suez
- Circa il 30% del traffico mondiale di container utilizza questa rotta
- Intorno al 6% del petrolio mondiale trasportato via mare transita proprio dal Bab el-Mandeb
Inoltre, il Mar Rosso rappresenta una via alternativa per le esportazioni di petrolio saudita, utile per evitare il passaggio nello Stretto di Hormuz.
Tensioni geopolitiche e rischi concreti
La posizione geografica dello stretto lo rende particolarmente esposto alle tensioni regionali. Sulle sue coste si affaccia lo Yemen, dove opera il gruppo armato degli Houthi, sostenuto dall’Iran.
Nel novembre 2023, questi gruppi hanno iniziato attacchi contro navi nel Mar Rosso, dichiarando di agire in solidarietà con i palestinesi nel conflitto a Gaza.
Questi episodi hanno già dimostrato quanto sia fragile la sicurezza della rotta e quanto rapidamente possa essere compromessa.
Le conseguenze di una possibile chiusura
Un blocco dello Stretto di Bab el-Mandeb avrebbe effetti immediati e significativi sull’economia globale.
Le navi sarebbero costrette a deviare lungo il Capo di Buona Speranza, circumnavigando l’Africa. Questo comporterebbe:
- migliaia di chilometri in più di percorrenza
- giorni aggiuntivi di viaggio
- aumento dei costi di trasporto
- inevitabile crescita dei prezzi delle merci
Lo scenario diventerebbe ancora più critico se si verificasse contemporaneamente una chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa il 20% del petrolio mondiale. In tal caso si produrrebbe uno dei più gravi shock di approvvigionamento degli ultimi decenni.
L’allarme europeo
L’Europa è particolarmente esposta a questi rischi. Già nei mesi scorsi, l’Alta rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas, ha sottolineato l’urgenza di rafforzare la missione Aspides, attiva nel Mar Rosso per proteggere le navi mercantili.
Il messaggio è chiaro: non si può permettere la perdita di un’altra rotta commerciale cruciale, soprattutto in un contesto globale già segnato da instabilità e tensioni geopolitiche.

