Pubblicato il 4 Luglio 2026
Il contatto avvenuto durante la notte
Un bambino canadese di 11 anni è morto a causa della rabbia dopo essere entrato in contatto con un pipistrello mentre dormiva. Il caso, avvenuto nel 2024 nell’Ontario settentrionale e ricostruito in un rapporto pubblicato sul Canadian Medical Association Journal, evidenzia quanto questa infezione possa essere insidiosa anche in assenza di segni evidenti di morso.
Secondo quanto riportato dagli specialisti, il bambino si era svegliato durante la notte trovando un pipistrello appoggiato sul naso e sulla bocca. Diciannove giorni dopo quel contatto, avrebbe iniziato a manifestare i primi sintomi della malattia, che si è poi rivelata fatale.
Il pipistrello catturato e successivamente liberato
Al momento dell’episodio, il bambino si trovava con la famiglia in un cottage. Dopo essersi accorto della presenza dell’animale sul viso, lo aveva allontanato con una mano. Il padre era riuscito a catturare il pipistrello utilizzando una pentola da cucina, ma aveva poi deciso di liberarlo all’esterno.
Poiché sul volto del figlio non erano visibili morsi, graffi o altre lesioni, i genitori non avevano ritenuto necessario rivolgersi a un medico. Inoltre, il comportamento dell’animale non era apparso particolarmente aggressivo o anomalo.
L’insorgenza dei sintomi dopo quasi tre settimane
A distanza di 19 giorni dal contatto, il bambino ha iniziato a manifestare formicolii e perdita di sensibilità nella parte destra del volto, seguiti da gonfiore facciale e riduzione dell’appetito.
In una prima fase, i medici hanno ipotizzato un’infezione da herpes particolarmente aggressiva e hanno avviato una terapia antivirale, che però si è rivelata inefficace. Successivamente, durante un accesso al pronto soccorso, sono state riscontrate lesioni gengivali e alterazioni di un nervo cranico coinvolto nella sensibilità facciale e nella masticazione.
Il peggioramento improvviso e la diagnosi definitiva
La famiglia aveva riferito ai sanitari dell’episodio avvenuto con il pipistrello, ma inizialmente il bambino era stato dimesso con una diagnosi presunta di gengivostomatite erpetica.
La situazione è precipitata nel giro di poche ore. Il mattino successivo, infatti, il bambino ha sviluppato debolezza sul lato destro del volto, perdita di sensibilità e difficoltà nel parlare, rendendo necessario un nuovo ricovero.
Le sue condizioni sono rapidamente peggiorate con la comparsa di febbre superiore ai 39 gradi, difficoltà nella deglutizione, stato confusionale e allucinazioni visive. Successivamente sono comparsi anche un’eccessiva produzione di saliva e danni a diversi nervi cranici.
Trasferito in terapia intensiva pediatrica e sottoposto a intubazione, il paziente è stato infine valutato da un’équipe specialistica che, alla luce del contatto con il pipistrello e del quadro neurologico, ha ipotizzato la rabbia.
La conferma dell’infezione e il tragico epilogo
Gli esami molecolari hanno confermato la presenza del virus della rabbia. Tuttavia, quando la malattia raggiunge la fase neurologica, non esistono attualmente terapie efficaci in grado di arrestarne l’evoluzione.
Il quadro clinico del bambino è peggiorato rapidamente fino alla morte cerebrale. Dopo 17 giorni di ricovero, i medici hanno deciso di interrompere i trattamenti di supporto vitale.
Si tratta del primo caso di rabbia contratta localmente in Ontario dal 1967. Dal 1924, in Canada, sono stati registrati soltanto 28 casi umani di questa malattia.
Perché il morso di un pipistrello può passare inosservato
Gli esperti ricordano che i morsi e i graffi provocati dai pipistrelli possono essere estremamente piccoli e difficili da identificare. Per questo motivo, qualsiasi contatto diretto tra una persona e un pipistrello deve essere considerato potenzialmente a rischio, anche in assenza di ferite evidenti.
La profilassi post-esposizione prevede un’immediata pulizia della zona interessata, la vaccinazione antirabbica e, nei casi necessari, la somministrazione di immunoglobuline specifiche. Se avviata tempestivamente, questa procedura è altamente efficace nel prevenire lo sviluppo della malattia.
Cosa fare in Italia in caso di contatto sospetto
Sebbene l’Italia sia attualmente considerata un Paese indenne dalla rabbia, gli esperti sottolineano che il rischio di reintroduzione del virus attraverso animali provenienti dall’estero rimane possibile. Inoltre, nei pipistrelli possono circolare virus appartenenti al genere dei Lyssavirus.
In caso di morso, graffio o contatto della saliva di un animale con ferite o mucose, è fondamentale lavare immediatamente e accuratamente la zona con acqua e sapone e contattare senza ritardo il medico, il pronto soccorso o i servizi di prevenzione competenti.
Gli specialisti raccomandano inoltre di non manipolare mai un pipistrello a mani nude e di non liberarlo prima di aver ricevuto indicazioni dalle autorità sanitarie, qualora vi sia stato un contatto diretto con una persona.

