Pubblicato il 15 Aprile 2026
Operazione dei carabinieri: 13 arresti nella Capitale
Tra i protagonisti del blitz scattato a Roma nella mattinata del 15 aprile figura un nome noto alla cronaca: Raffaele Pernasetti, 75 anni, soprannominato “er Palletta”, ex membro di spicco della Banda della Magliana. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe avuto un ruolo chiave nel traffico di stupefacenti, procurando ingenti quantitativi di hashish e cocaina per un’organizzazione criminale attiva in città.
L’operazione dei carabinieri ha portato complessivamente a 13 arresti, con accuse che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga fino a reati gravi come detenzione illegale di armi, estorsione, lesioni, tentato omicidio e tentata rapina, in alcuni casi aggravati da modalità mafiose.
Le indagini: il ristorante come base operativa
Gli investigatori, monitorando i movimenti di Pernasetti e i suoi contatti con il gruppo attivo a San Basilio, guidato da Rosario Morando, legato a una cosca di ’ndrangheta di Platì, sono riusciti a ricostruire la rete criminale.
Un punto centrale dell’attività sarebbe stato un ristorante nel quartiere Testaccio, frequentato abitualmente dall’ex esponente della Banda della Magliana. Proprio lì, grazie a intercettazioni e sistemi di sorveglianza, sarebbero emersi incontri con membri della criminalità organizzata.
L’organizzazione operava principalmente nel traffico di droga nelle zone di Trullo, Corviale, Magliana Nuova, Monteverde Nuovo e Garbatella.
I legami con la criminalità organizzata
Secondo gli inquirenti, Pernasetti avrebbe sfruttato vecchi rapporti con il clan Senese e ambienti della ’ndrangheta per facilitare l’approvvigionamento degli stupefacenti.
Le indagini evidenziano come, grazie a relazioni costruite fin dagli anni ’80, l’uomo avrebbe ottenuto il via libera per operare in diverse aree di Roma, mantenendo un ruolo influente soprattutto tra Testaccio, Trastevere e le periferie storicamente legate alla Banda della Magliana.
Violenza e intimidazioni: l’agguato alla Magliana
Oltre al narcotraffico, Pernasetti è accusato di episodi di violenza e intimidazione. In particolare, avrebbe minacciato un meccanico puntandogli una pistola alla testa per ottenere 8.000 euro legati a una precedente vendita di droga.
Non riuscendo a recuperare il denaro, avrebbe ordinato una spedizione punitiva: il 25 marzo 2024, la vittima è stata colpita alle gambe con tre proiettili in via Pian delle Torri, nel quartiere Magliana. Un’azione ritenuta aggravata dal metodo mafioso.
Il presunto capo: “Il Matto”
Secondo gli investigatori, il vertice dell’organizzazione sarebbe però Manuel Severa, detto “Il Matto”, già noto alle forze dell’ordine e coinvolto in altre vicende criminali.
Sarebbe stato lui a gestire direttamente il traffico di droga, mentre Pernasetti avrebbe svolto il ruolo di intermediario e fornitore, sfruttando la propria rete di contatti consolidata nel tempo.
Nel corso dell’operazione sono stati inoltre sequestrati quantitativi di stupefacenti e armi.
Il passato criminale di Pernasetti
La figura di Pernasetti è legata a doppio filo alla storia della criminalità romana. Fin da giovane entrò nei gruppi dediti alle rapine, diventando in seguito uomo fidato di Enrico De Pedis, detto “Renatino”, uno dei capi della Banda della Magliana.
Nel 1977 entrò stabilmente nell’organizzazione, contribuendo allo sviluppo del traffico di droga e al controllo di diversi quartieri della Capitale, tra cui Trastevere, Testaccio, Torpignattara e Centocelle.
Condanne e detenzione
Nel corso degli anni, Pernasetti ha accumulato numerose condanne. Nel 1998 fu condannato all’ergastolo nel processo d’appello sulla Banda della Magliana, anche se alcune accuse furono successivamente ridimensionate.
Nel 2000, una sentenza definitiva lo riconobbe colpevole di omicidio in concorso, associazione per delinquere e reati legati agli stupefacenti, portando a una condanna a 30 anni di reclusione.
Dalla semilibertà al nuovo arresto
Dopo essersi consegnato nel 2002, Pernasetti ha beneficiato negli anni di misure alternative. Nel 2011 gli fu concessa la semilibertà per buona condotta, permettendogli di lavorare durante il giorno.
Successivamente, nel 2016, è stato scarcerato definitivamente. Proprio durante questo periodo di reinserimento aveva iniziato a lavorare nel ristorante di famiglia a Testaccio, luogo che, secondo gli investigatori, sarebbe poi tornato al centro delle sue attività illecite.
Le indagini proseguono per chiarire nel dettaglio ruoli e responsabilità all’interno dell’organizzazione smantellata.

