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Bologna ricorda la strage del 2 agosto: Mattarella, “La strategia neofascista voleva colpire libertà e democrazia”

Pubblicato il 2 Agosto 2026

La città si ferma per commemorare le 85 vittime della strage alla stazione

A 46 anni dalla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, il capoluogo emiliano ha rinnovato il ricordo delle vittime con una cerimonia alla presenza delle istituzioni, dei familiari e di migliaia di cittadini.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sottolineato il valore storico e civile di quella tragedia, definendola una ferita ancora presente nella memoria del Paese.

“Il segno profondo impresso dalla strage del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna è inciso nella storia repubblicana e nella coscienza degli italiani”, ha dichiarato il capo dello Stato.

Mattarella ha ricordato il dolore per le 85 persone uccise, tra cui donne, uomini e bambini, e la sofferenza delle famiglie delle vittime. “La consapevolezza di quanto accaduto riguarda soprattutto le nuove generazioni e rafforza l’impegno a difendere i valori di libertà, giustizia e democrazia, gli stessi che la strategia neofascista del terrore voleva distruggere”.

Il ricordo delle istituzioni: “Il 2 agosto appartiene a tutta l’Italia”

Nel cortile del Comune di Bologna si è svolto l’incontro con i familiari delle vittime. In rappresentanza del Governo è intervenuto il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, che ha definito la strage “un attentato terroristico di matrice neofascista che ha sconvolto una città e un’intera nazione”.

“Essere qui significa raccogliersi davanti a una delle ferite più dolorose della storia del nostro Paese. Il 2 agosto è una data che appartiene a tutta l’Italia”, ha affermato Molteni.

Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha ricordato il ruolo della città dopo l’attentato: “Il 2 agosto 1980 è il giorno più importante della nostra storia. È stato un giorno di morte, ma anche l’inizio di una reazione collettiva. Bologna ha raccolto le macerie e soccorso le vittime”.

Secondo Lepore, quella tragedia non ha raggiunto l’obiettivo dei responsabili: “Diversamente dalle intenzioni di chi mise quella bomba, la nostra democrazia da allora è diventata più forte”.

Il corteo attraversa Bologna: applausi per Lepore e presenza dei familiari di Fakir

Durante il corteo commemorativo che ha attraversato il centro cittadino, il sindaco Lepore è stato accolto da numerosi applausi e messaggi di sostegno da parte dei presenti.

Il primo cittadino ha partecipato alla manifestazione insieme al sottosegretario Molteni, al presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale e alle altre autorità.

La presenza di Lepore è arrivata dopo le recenti minacce ricevute in seguito alla manifestazione organizzata dopo la morte di Aderrahim Fakir, il 42enne deceduto al Pilastro durante un intervento delle forze dell’ordine.

Al corteo hanno partecipato anche i familiari di Fakir, tra cui la nipote Yossra e la sorella Khadjia, che hanno salutato il sindaco e percorso il tragitto insieme alle migliaia di persone dirette verso la stazione.

Piantedosi: “Un segno indelebile nella coscienza del Paese”

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ricordato la gravità dell’attentato, sottolineando come l’esplosione del 2 agosto 1980 abbia lasciato “un segno indelebile nella coscienza civile del Paese”.

“L’orologio della stazione, fermo al minuto dell’attentato, racconta ancora oggi la disumanità di un progetto eversivo di matrice fascista che tentò di colpire il cuore della democrazia”, ha scritto Piantedosi.

Il ministro ha inoltre evidenziato la risposta della società civile e delle istituzioni, che “non si piegarono mai”, e ha rivolto un pensiero ai familiari delle vittime, impegnati da decenni nella ricerca di verità e giustizia.

De Pascale: “Bologna ha dato un servizio al Paese”

Il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale ha sottolineato il ruolo fondamentale svolto dalla città e dall’associazione dei familiari delle vittime nel corso degli ultimi 46 anni.

“Se non ci fossero state questa associazione e questa città, quello che è accaduto sarebbe potuto essere considerato soltanto uno dei tanti attentati terroristici”, ha dichiarato.

Secondo De Pascale, il lavoro portato avanti in questi anni ha permesso di mantenere viva la ricerca della verità nonostante “gli anni bui delle stragi e dei depistaggi”.

“Chiunque, oggi o in futuro, proverà a mettere a rischio la democrazia sappia che troverà la reazione di una comunità democratica vigile e determinata”, ha aggiunto.

Schlein: “Non permetteremo che venga riscritta la storia”

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha ribadito la vicinanza ai familiari delle vittime e all’associazione che da 46 anni porta avanti la battaglia per la verità.

“Non consentiremo che si provi a riscrivere la storia”, ha affermato Schlein, ricordando il ruolo delle sentenze e della Procura generale di Bologna nell’accertamento delle responsabilità.

Secondo la leader del Pd, il percorso giudiziario ha rappresentato un passaggio fondamentale per arrivare alla ricostruzione dei fatti e all’individuazione dei responsabili.

Il giudice Caruso: “Le prove sulla matrice fascista sono numerose”

Francesco Maria Caruso, presidente della Corte d’assise di Bologna nel processo che ha portato alla condanna definitiva di Paolo Bellini, ha dichiarato che sulla matrice della strage “non esiste più un mistero”.

Il magistrato ha spiegato che per anni ci sono stati ostacoli nell’accertamento della verità giudiziaria, citando depistaggi, prove occultate e documenti dispersi.

La sentenza del 2022 ha condannato Bellini all’ergastolo come quinto esecutore materiale dell’attentato. Nel procedimento sono stati inoltre analizzati i presunti mandanti e finanziatori della strage, individuati in alcuni ambienti legati alla loggia P2 e alla destra eversiva, anche se non processabili perché deceduti.

Secondo Caruso, il movente sarebbe stato legato a un progetto eversivo finalizzato a destabilizzare la Repubblica democratica.

“Le prove sulla matrice e sulle responsabilità sono molto numerose”, ha spiegato il giudice, sottolineando che “non si celebrano numerosi processi e non si emettono condanne senza solidi elementi probatori”.

La commemorazione del 2 agosto continua così a rappresentare un momento centrale della memoria nazionale, un richiamo alla difesa della democrazia e alla ricerca della verità storica e giudiziaria.

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