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Borgo, “qua comando io”, arrestati 3 soggetti per estorsione aggravata dal metodo mafioso

Pubblicato il 17 Marzo, 2022

Su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, i Carabinieri del locale Comando Provinciale hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP in sede, su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di tre soggetti gravemente indiziati del delitto di concorso in tentata estorsione aggravata anche dal “metodo mafioso”.

1.         ALECCI Antonino, cl. 1962;

2.         MASCALI Salvatore, cl. 1977;

3.         SCUDERI Alfio, cl. 1953;

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L’indagine, coordinata dalla DDA di Catania e condotta dai Carabinieri della Stazione di Piazza Verga unitamente a quelli del Nucleo Operativo della Compagnia di Piazza Dante dal dicembre 2021 al febbraio scorso, ha consentito di riscontrare, in attesa degli ulteriori sviluppi processuali, la denuncia presentata da un imprenditore minacciato con un modus agendi tipico delle consorterie mafiose in caso di mancato pagamento di una somma di denaro indebitamente pretesa.

In particolare, la vittima ha riferito che, nel febbraio 2021, durante i lavori di ristrutturazione per l’apertura di un esercizio commerciale insieme ad un giovane socio, si era rivolto ad una ditta specializzata nel rilascio delle certificazioni H.C.C.P. di proprietà di MASCALI Salvatore, cl. 1977. Questi, lamentando di non aver ricevuto per tempo il pagamento delle prestazioni, il 28 dicembre scorso avrebbe convocato la persona offesa per un incontro in piazza Borgo, presentandosi con il suocero SCUDERI Alfio, cl. 1953, e con ALECCI Antonino, cl.1962, già condannato per aver fatto parte di associazione mafiosa, ed in particolare alla famiglia di Cosa Nostra etnea, clan “Santapaola-Ercolano”, gruppo di Picanello. Nella circostanza, i tre avrebbero minacciato il denunciante di morte e di dar fuoco al suo locale ove non avesse provveduto immediatamente al compenso, avvalendosi di fatto della forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà derivante dall’appartenenza dell’ALECCI al citato sodalizio mafioso.

Il denunciante, sentito dai militari operanti e dall’Autorità Giudiziaria, aveva riferito che pochi giorni dopo l’apertura dell’esercizio commerciale aveva deciso di uscire dalla società a causa di alcune incomprensioni con il socio e di non essersi quindi più interessato alle questioni economiche della stessa. Ciò nonostante, il MASCALI avrebbe più volte contattato l’imprenditore, mostrandosi deciso ad ottenere il pagamento dei lavori esclusivamente dallo stesso in quanto primo committente, disinteressandosi del cambio di gestione e nonostante avesse già ricevuto un compenso dall’altro socio per la prestazione lavorativa fornita.

Il denunciante, dopo diverse telefonate, in cui avrebbe provato invano ad indirizzare il MASCALI verso il nuovo ed unico proprietario della pizzeria, a fine dicembre 2021, acconsentiva ad incontrarlo di persona per fornirgli tutte le spiegazioni. Tuttavia, all’appuntamento, fissato dallo stesso MASCALI presso il chiosco di piazza Borgo, la vittima veniva attorniata dal predetto MASCALI, dal suocero di questi SCUDERI e da ALECCI Antonino (questi ultimi due tra l’altro gravati di numerosi e gravissimi precedenti penali a loro carico). ALECCI, presentato alla vittima dagli altri due come “Iddu” e come persona a cui “portare rispetto”, avrebbe palesato esplicitamente la sua caratura criminale ed il suo ruolo territorialmente egemone nella zona di piazza Borgo a Catania (“qua quando parlo io nessuno mi deve controbattere e poche chiacchiere perché qui comando io”), proferendo altresì nei confronti della vittima frasi del seguente tenore: “ci vogliono i soldi entro le cinque sennò saliamo in pizzeria e ti spacchiamo la testa. Noi conosciamo te per quei soldi e te la sbrighi tu. Diamo fuoco alla pizzeria… Trova i soldi sennò non sai come ti finisce”.

Gli arrestati sono stati associati presso locale casa circondariale.

Le ipotesi accusatorie, allo stato condivise dal G.i.p. in sede, dovranno trovare conferma in esito al procedimento penale che verrà instaurato nel contraddittorio tra le parti, come previsto dalla legge.

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