Pubblicato il 24 Luglio 2026
L’associazione animalista chiede alla Procura di Catania di fare chiarezza
L’associazione animalista “Zampe che danno una mano”, presieduta dall’avvocato Giada Bernardi, fondatrice dello studio legale GiustiziAnimale, ha presentato una denuncia formale alla Procura della Repubblica di Catania per la morte della cagnolina “Betty Boop”, lanciata dal quarto piano di un edificio a San Giovanni La Punta il 21 luglio scorso.
Nell’esposto vengono contestati i reati di uccisione e maltrattamento di animali, con l’aggravante della crudeltà e della minorata difesa dell’animale, considerate le condizioni di vulnerabilità della cagnolina.
La posizione dell’associazione dopo il Trattamento Sanitario Obbligatorio
Nel commentare la vicenda, l’avvocato Bernardi ha sottolineato che il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) disposto nei confronti dell’indagata rappresenta esclusivamente una misura sanitaria d’urgenza e non comporta automaticamente conseguenze sul piano della responsabilità penale.
Secondo la legale, infatti, la valutazione dell’imputabilità richiede l’accertamento di un grave vizio di mente direttamente collegato al reato commesso, richiamando anche i principi stabiliti dalla Cassazione con la sentenza delle Sezioni Unite “Raso”.
Chiesto il massimo rigore e verifiche sulle responsabilità
L’associazione sostiene che un gesto di tale gravità, soprattutto se caratterizzato da una presunta reiterazione nel tempo, debba essere valutato con la massima attenzione sotto il profilo della pericolosità sociale.
Per questo motivo, nella denuncia viene richiesta una valutazione rigorosa della situazione e l’eventuale applicazione di misure di sicurezza adeguate, comprese quelle previste per casi di particolare complessità.
Accertamenti anche su possibili omissioni
Nell’esposto depositato alla Procura viene inoltre chiesto di verificare eventuali responsabilità legate a una possibile omissione di atti d’ufficio da parte delle autorità sanitarie e dei servizi incaricati della vigilanza.
L’associazione evidenzia infatti che un episodio analogo sarebbe già avvenuto nel 2020 con modalità simili, chiedendo quindi di accertare se vi siano state carenze nella gestione e nel monitoraggio della situazione.
Secondo l’avvocato Bernardi, la vicenda non dovrebbe essere considerata una semplice fatalità, ma un evento che avrebbe richiesto interventi preventivi e controlli più efficaci.

