Pubblicato il 29 Luglio 2026
Approvata in via definitiva la riforma
La Camera dei Deputati ha dato il via libera definitivo al disegno di legge che introduce una nuova forma di detenzione domiciliare destinata ai detenuti affetti da tossicodipendenza o alcoldipendenza che scelgono di intraprendere un percorso terapeutico. Il testo è stato approvato con 153 voti favorevoli, 42 contrari e 82 astensioni.
La maggioranza ha sostenuto compatta il provvedimento, mentre gran parte delle opposizioni ha preferito astenersi, pur riconoscendone l’impianto generale ma evidenziando alcune criticità. A votare contro sono stati il Movimento 5 Stelle e Futuro Nazionale.
Come funziona la nuova misura
La legge introduce una misura alternativa al carcere per i detenuti che aderiscono a un programma di recupero certificato. Il beneficio potrà essere concesso, salvo specifiche esclusioni previste dalla normativa, ai condannati con una pena non superiore a otto anni.
Tra le principali novità figura la possibilità di scontare la pena in detenzione domiciliare presso comunità terapeutiche, valorizzando il percorso di cura e il reinserimento sociale come strumenti per ridurre il rischio di recidiva.
Siracusano: “Una riforma più umana ed efficace”
La sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano, ha definito il provvedimento una riforma di grande rilievo, sottolineando come il carcere non rappresenti sempre la soluzione più efficace per chi vive una condizione di dipendenza.
Secondo Siracusano, la nuova legge riesce a coniugare la certezza della pena con la finalità rieducativa prevista dalla Costituzione, offrendo a chi intende cambiare un’opportunità concreta di recupero senza compromettere la sicurezza collettiva.
La sottosegretaria ha inoltre espresso un ringraziamento al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano per il contributo fornito durante l’iter legislativo.
Le critiche del Movimento 5 Stelle
Il Movimento 5 Stelle ha espresso una netta contrarietà alla riforma. In Aula, la deputata Valentina D’Orso ha sostenuto che la misura potrebbe essere applicata anche a persone condannate per reati particolarmente gravi, purché la pena residua non superi gli otto anni.
Secondo il M5S, il trasferimento in comunità terapeutiche potrebbe riguardare soggetti ritenuti ancora pericolosi, con il rischio di indebolire il principio della certezza della pena e compromettere la credibilità dello Stato.
Futuro Nazionale: “Norma sbilanciata”
Contrario anche Futuro Nazionale, che ha criticato la mancata ammissione di un proprio emendamento. Il deputato Gianangelo Bof ha contestato il fatto che la nuova misura favorisca chi ha commesso reati in condizioni di dipendenza, mentre non estenda analoghi benefici a chi abbia agito in situazioni di particolare stress emotivo o per difendersi da comportamenti vessatori.
Secondo Bof, la decisione di dichiarare inammissibile la proposta rappresenta un’occasione mancata per ampliare l’ambito della riforma.
Nordio: “Almeno 10 mila detenuti potranno uscire dal carcere”
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha definito la legge un “provvedimento epocale”, spiegando che potrebbe consentire a circa 10 mila detenuti tossicodipendenti di accedere a forme di detenzione alternativa.
Per il ministro, chi commette reati in presenza di una dipendenza deve essere considerato prima di tutto una persona da curare, pur continuando a scontare la propria pena.
Nordio ha inoltre ricordato che il Governo sta portando avanti il piano di ampliamento del sistema penitenziario. Tra gli interventi già avviati figura un nuovo padiglione ad alta sicurezza nel Cagliaritano destinato al 41-bis, oltre alla realizzazione di nuove strutture in grado di ospitare circa 10 mila detenuti. Secondo il ministro, queste misure, unite alla nuova legge, contribuiranno a ridurre il sovraffollamento delle carceri italiane.

