Pubblicato il 6 Agosto 2026
La Camera respinge la richiesta della Procura di Roma
L’Aula della Camera dei deputati ha respinto la richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, approvando la relazione della Giunta per le autorizzazioni con 206 voti favorevoli e 133 contrari. Un esito previsto alla vigilia, ma che ha comunque provocato un acceso confronto politico culminato in momenti di forte tensione all’interno di Montecitorio.
Subito dopo il voto sono scoppiate proteste, urla e accuse reciproche tra maggioranza e opposizione, tanto da costringere la presidenza a sospendere temporaneamente la seduta.
Le opposizioni contestano la decisione
Il dibattito si è concentrato soprattutto sul rifiuto di autorizzare l’accesso alle conversazioni richieste dai magistrati. La maggioranza ha sostenuto che la decisione rappresenta una corretta applicazione dell’articolo 68 della Costituzione, relativo alle prerogative parlamentari, e non un ostacolo all’attività della magistratura.
Il relatore della maggioranza Pietro Pittalis (Forza Italia) ha ribadito che non si tratta di uno “scudo” nei confronti di Delmastro, invitando chi contesta la normativa a proporre una modifica costituzionale.
Di segno opposto la posizione delle opposizioni. Italia Viva, attraverso il deputato Mauro Del Barba, ha ricordato che la Procura di Roma avrebbe seguito un iter ritenuto corretto e che negare l’autorizzazione rischia di trasformare le garanzie costituzionali in un privilegio personale.
Proteste in Aula: dagli smartphone alle bende sugli occhi
Durante la discussione il Movimento 5 Stelle ha organizzato una protesta simbolica sia alla Camera sia al Senato, mostrando gli smartphone in Aula e rilanciando lo slogan “Fuori le chat”.
Anche i deputati di Alleanza Verdi e Sinistra hanno manifestato il proprio dissenso bendandosi gli occhi, un gesto simbolico per denunciare quello che definiscono un tentativo di impedire la piena trasparenza sulla vicenda. Le bende sono poi state rimosse su richiesta della vicepresidente della Camera Anna Ascani.
Conte e Schlein attaccano la maggioranza
Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha criticato duramente il comportamento della maggioranza, accusandola di utilizzare le garanzie parlamentari come uno strumento di protezione politica. Durante il suo intervento si è verificato anche un acceso scambio con la presidente di turno Anna Ascani sulla mancata presenza del Governo in Aula.
Anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha contestato la scelta della Camera, sostenendo che il Parlamento avrebbe dovuto consentire ai magistrati di svolgere il proprio lavoro. Secondo la leader dem, la richiesta della Procura riguardava elementi circoscritti e specifici, utili nell’ambito di un procedimento collegato a fatti di mafia.
Schlein ha inoltre chiesto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di chiarire la posizione del Governo, ricordando gli impegni assunti in passato sul tema della trasparenza.
Le parole di Bignami fanno esplodere un nuovo caso politico
Ad aumentare ulteriormente la tensione è stato l’intervento del capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami. Durante la dichiarazione di voto ha ricordato la mancata elezione di Paolo Borsellino alla Presidenza della Repubblica nel 1992, attribuendo poi all’allora presidente Oscar Luigi Scalfaro la successiva liberazione di circa 300 detenuti sottoposti al regime del 41-bis.
Le affermazioni hanno provocato una durissima reazione delle opposizioni, che le hanno definite “indegne”, arrivando a evocare l’ipotesi di vilipendio nei confronti dell’ex Capo dello Stato. Fratelli d’Italia ha invece difeso il proprio capogruppo, sostenendo che le sue dichiarazioni fossero riferite a fatti storici.
Il voto conferma la compattezza della maggioranza
La votazione finale si è svolta a scrutinio segreto, su richiesta delle opposizioni, ma il risultato ha confermato la tenuta della maggioranza parlamentare. Secondo i rappresentanti del centrodestra, l’assenza di franchi tiratori avrebbe dimostrato la compattezza della coalizione sul caso Delmastro.
Tra i parlamentari assenti al voto sono stati registrati circa 30 non partecipanti, di cui una ventina non giustificati, prevalentemente appartenenti alla Lega.
Nordio apre a una riflessione sulle intercettazioni
Parallelamente al dibattito parlamentare, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha rilanciato il tema dell’utilizzo delle intercettazioni nelle indagini, prospettando la possibilità di individuare una soluzione normativa alternativa che consenta un equilibrio tra esigenze investigative e tutela delle garanzie costituzionali.
Il caso Delmastro resta così al centro del confronto politico, con maggioranza e opposizioni divise sia sulla corretta applicazione delle prerogative parlamentari sia sul rapporto tra attività giudiziaria e immunità previste dalla Costituzione.

