Pubblicato il 12 Luglio 2026
Le divisioni sulla politica estera riaprono le fratture nel centrosinistra
Dopo la manifestazione di Napoli, il campo largo torna a fare i conti con le proprie divisioni interne. Le distanze sulle questioni più delicate, in particolare la guerra in Ucraina e il tema del riarmo, mettono alla prova la tenuta dell’alleanza progressista, chiamata ora a trasformare un’intesa politica ancora fragile in un progetto concreto di governo.
A riaccendere il dibattito nel Partito Democratico è stato Goffredo Bettini, che ha lanciato un appello alla coalizione chiedendo un “patto di lealtà” tra le forze che compongono il fronte alternativo al centrodestra. Secondo il dirigente dem, il rischio è che, una volta terminata la fase delle mobilitazioni comuni, ogni partito torni a concentrarsi esclusivamente sul proprio elettorato.
Ucraina e riarmo, il nodo più difficile per il centrosinistra
La questione della politica estera resta il principale punto di attrito. Le posizioni del leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte sulla guerra in Ucraina continuano a creare malumori nel Pd, soprattutto nell’area più riformista del partito, che teme un allontanamento dalle posizioni europeiste e dalla linea condivisa con gli alleati occidentali.
Bettini ha provato a riportare il confronto su una posizione comune, sostenendo che un’eccessiva enfasi sul pericolo di un possibile conflitto diretto tra Russia ed Europa possa rendere più difficile una soluzione diplomatica. Un tema che però resta centrale nei rapporti interni alla coalizione e che viene osservato con attenzione anche dai partiti centristi.
I moderati chiedono più spazio e mettono pressione alla coalizione
Le divisioni interne rappresentano un’occasione per le forze centriste, da Italia Viva a +Europa, che puntano a rafforzare il proprio ruolo all’interno dello schieramento.
Lo stesso Bettini ha indicato nel sindaco di Napoli Gaetano Manfredi una possibile figura capace di unire le diverse sensibilità del centrosinistra, sottolineando la necessità di evitare nuove contrapposizioni interne: “Servono tutti” è il messaggio rivolto a chi teme una coalizione troppo concentrata sull’asse Pd-M5s-Avs.
Anche le iniziative legate alle “primarie delle Idee”, dopo gli appuntamenti di Roma, Milano, Udine e Genova, ribadiscono una linea precisa: il centrosinistra può essere competitivo solo ampliando il proprio spazio politico e coinvolgendo l’area riformista, liberaldemocratica ed europeista.
La legge elettorale e la prossima piazza: scenari ancora aperti
Resta inoltre da definire il futuro delle prossime mobilitazioni. La possibile nuova manifestazione prevista a Padova non è ancora stata accantonata, ma dipenderà dai tempi della riforma della legge elettorale.
Se l’iter parlamentare dovesse rallentare, l’appuntamento potrebbe ancora svolgersi. In caso contrario, prendono quota alternative nella Capitale, come Montecitorio o piazza Santi Apostoli, per accompagnare il passaggio della riforma in Aula.
Tajani attacca: “Il campo largo non esiste più”
Le difficoltà del centrosinistra vengono sottolineate anche dal centrodestra. Il leader di Forza Italia Antonio Tajani torna all’attacco sostenendo che il campo largo sia ormai superato, con l’obiettivo di convincere l’elettorato moderato che il proprio spazio naturale sia lontano dall’attuale progetto progressista.
La sfida per il centrosinistra sarà quindi duplice: tenere insieme anime diverse al proprio interno e riuscire a costruire un’identità comune credibile in vista delle prossime sfide politiche.

