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Carburante per aerei, ritardi nelle forniture a Bologna: nessun impatto sui voli, ma cresce la tensione per la crisi nello Stretto di Hormuz

Pubblicato il 14 Luglio 2026

Problemi nelle consegne di jet fuel, Air bp limita temporaneamente le forniture

Un ritardo nell’arrivo di una nave cisterna carica di carburante per aerei ha costretto Air bp, uno dei principali fornitori presenti all’aeroporto di Bologna e in altri scali del Nord Italia, a informare i propri clienti della necessità di ridurre temporaneamente i quantitativi di carburante erogati.

La situazione si inserisce in un contesto internazionale particolarmente delicato, segnato dalla ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran e dalla nuova chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il trasporto mondiale di petrolio.

Nessuna conseguenza operativa sui voli

Al momento non si registrano cancellazioni né modifiche ai collegamenti aerei.

In una prima fase, l’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna aveva valutato la pubblicazione di un Notam, l’avviso operativo destinato a piloti e compagnie aeree, con possibili limitazioni fino al 23 luglio.

Tra le ipotesi prese in considerazione vi era un limite di 2.000 litri di carburante per i voli inferiori alle tre ore destinati ai clienti serviti da Air bp.

L’avviso, tuttavia, non è stato emesso perché il problema interessa solo uno dei fornitori presenti nello scalo. L’altra società operativa, Carboil, dispone infatti di riserve sufficienti per garantire i rifornimenti necessari e mantenere regolare l’operatività dell’aeroporto.

Segnalazioni anche in altri aeroporti del Nord

Comunicazioni analoghe sarebbero arrivate anche in altri aeroporti del Nord Italia.

Già nei mesi scorsi Milano Linate, Venezia e Treviso erano stati interessati da analoghe limitazioni legate alle forniture di Air bp. Al momento, però, non risultano conferme ufficiali che gli ultimi problemi logistici abbiano coinvolto anche questi scali.

Il precedente dello scorso aprile

Non è la prima volta che Air bp si trova a fronteggiare difficoltà nella distribuzione del carburante.

Tra il 2 e il 9 aprile, infatti, la società aveva già segnalato una ridotta disponibilità di Jet A1 negli aeroporti di Bologna, Milano Linate, Venezia e Treviso.

In quell’occasione furono emessi specifici Notam, che prevedevano la priorità nei rifornimenti per voli sanitari, voli di Stato e tratte superiori alle tre ore, mentre per gli altri collegamenti erano stati fissati limiti massimi di carburante.

La situazione rientrò nel giro di pochi giorni grazie all’intervento di fornitori alternativi e non si verificarono cancellazioni di voli.

La crisi in Medio Oriente pesa anche sul trasporto aereo europeo

Le difficoltà logistiche arrivano mentre cresce la preoccupazione per la situazione nello Stretto di Hormuz, uno dei principali corridoi mondiali per il trasporto di petrolio.

Secondo quanto indicato da Enac, circa il 10% del carburante utilizzato dagli aeroporti europei transita proprio attraverso questo passaggio marittimo, mentre oltre la metà del jet fuel importato dall’Europa proviene dal Medio Oriente.

La nuova escalation militare rischia quindi di avere effetti anche sul settore dell’aviazione, soprattutto in piena stagione estiva, quando il traffico aereo e la domanda di carburante raggiungono i livelli più elevati dell’anno.

Petrolio ai massimi delle ultime settimane

Le tensioni geopolitiche hanno avuto ripercussioni immediate anche sui mercati energetici.

Il prezzo del greggio Brent è salito fino a 84,98 dollari al barile, mentre il Wti statunitense ha raggiunto 79,79 dollari, con un incremento di circa il 2% che porta le quotazioni ai livelli più alti delle ultime quattro settimane.

L’aumento segue la forte impennata registrata nei giorni precedenti, quando il Brent aveva segnato il rialzo giornaliero più consistente dal maggio 2020, a conferma dell’elevata volatilità dei mercati in seguito all’intensificarsi del conflitto tra Stati Uniti e Iran.

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