Pubblicato il 10 Luglio 2026
Il pieno diventa sempre più caro: pesano la fine degli sconti fiscali e la crisi nello Stretto di Hormuz
Il costo dei carburanti continua a crescere e per gli automobilisti italiani fare rifornimento diventa sempre più oneroso. I prezzi di benzina e diesel registrano nuovi rialzi, spinti da diversi fattori, tra cui lo stop alla riduzione delle accise e le nuove tensioni geopolitiche legate alla situazione nello Stretto di Hormuz.
L’aumento dei costi energetici rischia di avere ripercussioni anche sull’economia generale, incidendo sui trasporti e sul prezzo finale di numerosi beni.
I prezzi medi di benzina e diesel in Italia
Secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sulla base delle rilevazioni dell’Osservatorio prezzi carburanti, nella giornata di venerdì 10 luglio il prezzo medio nazionale in modalità self service sulla rete stradale ordinaria è arrivato a:
- 1,869 euro al litro per la benzina
- 1,968 euro al litro per il gasolio
Il giorno precedente, 9 luglio, i valori erano leggermente inferiori: 1,858 euro al litro per la benzina e 1,946 euro al litro per il diesel.
Anche sulle autostrade si registrano aumenti. Il prezzo medio del self service ha raggiunto 1,961 euro al litro per la benzina e 2,052 euro al litro per il gasolio, mentre il giorno prima si fermava rispettivamente a 1,951 euro e 2,033 euro al litro.
Lo Stretto di Hormuz alimenta le preoccupazioni sui mercati
A incidere sulle quotazioni energetiche ci sono anche le tensioni internazionali. Il traffico nello Stretto di Hormuz ha subito un forte rallentamento dopo gli attacchi incrociati nel Golfo tra Stati Uniti e Iran, mentre il rischio di un peggioramento della crisi resta elevato.
Lo stretto rappresenta un passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e qualsiasi instabilità nella zona può avere effetti immediati sui prezzi dell’energia.
L’allarme dell’Europa sugli effetti economici
Il ministro dell’Economia francese Roland Lescure ha sottolineato l’importanza di una soluzione alla crisi iraniana e alla situazione nello Stretto di Hormuz, definendola una questione fondamentale per l’economia europea.
Secondo il ministro, sebbene l’Unione Europea sia meno esposta rispetto ad altre aree del mondo come l’Asia, l’aumento dei prezzi energetici ha già avuto conseguenze sull’economia europea, influenzando anche i dati sulla crescita registrati nella prima parte dell’anno.

