Pubblicato il 17 Luglio 2026
Prezzi in crescita dopo la fine dello sconto sulle accise
Continua la corsa dei prezzi dei carburanti in Italia. Gli ultimi dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy confermano che il gasolio ha superato la soglia dei 2 euro al litro anche sulla rete stradale ordinaria, mentre anche la benzina registra nuovi aumenti.
A incidere sull’impennata dei prezzi è soprattutto la fine del taglio delle accise, entrata in vigore dopo il 3 luglio, a cui si aggiunge il rialzo delle quotazioni internazionali del petrolio. Il Brent, riferimento per il mercato europeo, ha infatti registrato un incremento di circa il 18% rispetto all’inizio del mese, con inevitabili ripercussioni sui costi alla pompa.
I prezzi medi aggiornati di benzina e gasolio
Il Ministero aggiorna quotidianamente i prezzi medi dei carburanti rilevati negli impianti situati fuori dalla rete autostradale, sulla base delle comunicazioni dei gestori.
Le rilevazioni del 16 luglio mostrano un ulteriore aumento del gasolio, che ha raggiunto una media nazionale di 2,040 euro al litro. Il valore più elevato è stato registrato nella Provincia autonoma di Bolzano, dove il prezzo medio è salito a 2,076 euro al litro, seguita da Sicilia e Friuli Venezia Giulia.
Anche la benzina continua a rincarare. Il prezzo medio in modalità self service ha raggiunto 1,911 euro al litro, con quasi tutte le regioni ormai oltre quota 1,90 euro. Ancora una volta è Bolzano a registrare il dato più alto, con 1,950 euro al litro, davanti a Sicilia e Valle d’Aosta, entrambe ferme a 1,933 euro. Le uniche eccezioni sono Marche e Lazio, dove il prezzo medio resta ancora leggermente sotto la soglia di 1,90 euro.
Sulla rete autostradale i costi risultano ancora più elevati: il 16 luglio la benzina self service ha raggiunto una media di 1,998 euro al litro, mentre il gasolio è salito fino a 2,111 euro al litro.
L’effetto della fine del taglio delle accise
La crescita dei prezzi arriva pochi giorni dopo la cessazione dello sconto sulle accise, misura terminata il 3 luglio e già annunciata dal Governo nell’ambito delle indicazioni fornite anche dalla Commissione europea.
Secondo Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, gli aumenti registrati alla pompa hanno ormai superato il valore dello sconto eliminato.
Per il gasolio, il rincaro sarebbe pari a 10,2 centesimi al litro in autostrada, con un aumento di 5,10 euro per un pieno da 50 litri. Sulla rete ordinaria l’incremento sarebbe ancora maggiore, pari a 11,4 centesimi al litro, con una spesa aggiuntiva di 5,70 euro per ogni rifornimento.
Anche chi utilizza la benzina deve fare i conti con aumenti significativi: un pieno costa oggi oltre 4 euro in più rispetto ai giorni in cui era ancora in vigore lo sconto fiscale.
Federconsumatori: oltre 260 euro di costi in più all’anno per ogni famiglia
Sui rincari è intervenuta anche Federconsumatori, secondo cui la decisione di eliminare il taglio delle accise sarebbe arrivata in un momento particolarmente delicato, proprio mentre le tensioni internazionali hanno riportato al rialzo il prezzo del petrolio.
L’associazione stima un aumento diretto di circa 138,60 euro all’anno per famiglia dovuto ai maggiori costi dei rifornimenti. A questo si aggiungerebbero 126,40 euro di rincari indiretti, legati all’aumento delle spese di trasporto delle merci, che in Italia avviene prevalentemente su gomma.
Nel complesso, il peso economico raggiungerebbe circa 265 euro annui per nucleo familiare.
La richiesta di reintrodurre un meccanismo sulle accise
Secondo Federconsumatori, il mantenimento dello sconto avrebbe consentito di limitare l’impatto dei rincari e di alleggerire la spesa delle famiglie.
Per questo motivo l’associazione chiede al Governo di valutare la reintroduzione di un sistema di accise mobili, capace di intervenire automaticamente quando il prezzo del petrolio supera determinate soglie, così da contenere gli aumenti alla pompa e ridurre gli effetti sull’inflazione e sul costo della vita.

