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Il Presidente Mattarella con il Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Il cardinale Matteo Zuppi: ringrazio chi manifesta contro guerre anche a costo di violenze

Pubblicato il 25 Maggio 2026

L’appello del presidente della Cei contro guerre e violenze

Il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, ha aperto i lavori dell’Assemblea Generale con un forte richiamo alla pace e alla solidarietà verso le popolazioni colpite dai conflitti. Nel suo intervento ha invitato le comunità cristiane a diventare luoghi di dialogo, accoglienza e non violenza, sottolineando l’importanza di costruire una cultura fondata sulla fiducia e sulla condivisione.

“Educare alla pace è una responsabilità comune”

Zuppi ha rivolto un ringraziamento particolare a genitori, sacerdoti, educatori e formatori che dedicano tempo ed energie alla crescita delle nuove generazioni. Secondo il cardinale, anche le attività estive possono trasformarsi in occasioni concrete per promuovere un’educazione alla pace e al rispetto reciproco.

Nel suo discorso ha evidenziato come la fiducia rappresenti il vero terreno su cui costruire il futuro, contrapponendola alla paura e alle divisioni che alimentano tensioni e conflitti.

Solidarietà a chi manifesta contro la guerra

Il presidente della Cei ha inoltre espresso riconoscenza verso tutte quelle persone che, spesso affrontando ricatti, soprusi e persino violenze personali, continuano a manifestare vicinanza e sostegno alle popolazioni segnate dalla guerra e dalle sofferenze umanitarie.

Zuppi ha definito questi gesti come esempi concreti di solidarietà e responsabilità civile, capaci di mantenere viva l’attenzione sulle tragedie che colpiscono interi popoli.

Il monito sul riarmo

Nel corso della prolusione davanti ai vescovi riuniti, il cardinale ha lanciato anche un nuovo avvertimento sul tema del riarmo. Ha criticato l’idea secondo cui l’aumento degli armamenti, oltre la semplice difesa, venga presentato come un destino inevitabile, invitando invece a investire maggiormente nel dialogo e nella costruzione della pace.

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