Pubblicato il 6 Giugno 2026
Schillaci: “Troveremo una soluzione nell’interesse dei cittadini”
Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha espresso ottimismo sul tema delle case di comunità e più in generale sulla riorganizzazione della sanità territoriale.
Secondo il ministro, un accordo sarà raggiunto perché la priorità resta la tutela dei cittadini, in particolare delle persone più fragili. Ha sottolineato come l’obiettivo sia quello di rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale con un modello più moderno e vicino ai bisogni reali delle persone.
Schillaci ha definito questo percorso una vera e propria “rivoluzione” della sanità pubblica, dalla quale sarebbe impensabile fare un passo indietro. L’idea centrale è quella di potenziare la medicina di prossimità, rendendo l’assistenza più capillare e accessibile sul territorio.
La sfida della medicina territoriale
Il progetto delle case di comunità rappresenta uno dei pilastri della riforma in corso, ma secondo il ministro il punto decisivo non è solo avviarla, bensì portarla a compimento senza compromessi o rallentamenti.
La trasformazione del sistema sanitario punta infatti a ridurre la pressione sugli ospedali e a rafforzare i servizi locali, ma richiede una visione coerente e un investimento strutturale continuo.
Pregliasco: rischio riforma incompleta
Sul tema interviene anche Fabrizio Pregliasco, che evidenzia le criticità del percorso di riforma.
Secondo il medico, il vero pericolo per il Servizio Sanitario Nazionale non è il blocco della riforma, ma la sua realizzazione parziale. Senza personale adeguato, risorse sufficienti e una regia politica chiara, le nuove strutture rischiano di restare inermi o sottoutilizzate.
Pregliasco sottolinea inoltre che il progetto delle case di comunità, insieme all’integrazione tra professionisti e al potenziamento dei servizi territoriali, è fondamentale, ma può funzionare solo se accompagnato da scelte concrete e tempi certi.
Personale e organizzazione: il nodo decisivo
Un altro punto critico riguarda la carenza di medici, infermieri e operatori sanitari. Senza un piano efficace per colmare queste mancanze, avverte Pregliasco, si rischia di creare strutture nuove ma prive di operatività reale.
Il confronto sul modello della medicina generale non basta, secondo l’esperto, se non viene accompagnato da una strategia complessiva che garantisca:
- continuità assistenziale
- gestione dei pazienti cronici
- servizi realmente vicini ai cittadini
In conclusione, la sfida principale per il Ssn resta quella di evitare una riforma solo sulla carta, puntando invece su investimenti concreti, personale adeguato e una direzione politica stabile e coerente. Fonte: Ansa

