Pubblicato il 30 Maggio 2024
Dopo la condanna dei carabinieri per omicidio preterintenzionale a danno di Stefano Cucchi, si riapre un nuovo filone che ha visto il rinvio a giudizio di tre carabinieri, il maresciallo Maurizio Bertolino, il capitano Fortunato Prospero e il maresciallo Giuseppe Perri, accusati di falso e depistaggio.
Il processo inizierà il prossimo 25 settembre e si terrà davanti al giudice monocratico dell’VIII sezione. I tre militari sono stati rinviati a giudizio per un cosiddetto “Cucchi ter”.
Le accuse a Maurizio Bertolino
Bertolino è accusato di aver mentito ai suoi superiori in quanto, secondo l’imputazione, nel 2021 avrebbe detto di non essere a conoscenza di un raccoglitore con atti relativi al caso Cucchi nella stazione dei carabinieri di Tor Sapienza. In realtà, da quanto emerso dalle indagini, la presenza di quel raccoglitore gli sarebbe stato rivelato da un suo stesso collega.
In aula poi, in un secondo momento, avrebbe rivelato di essere a conoscenza di quel dossier aggiungendo di aver comunicato tutto ai suoi superiori, cosa che però non risulterebbe.
La posizione di Prospero e Perri
Il capitano Prospero invece, in servizio al Nucleo Radiomobile di Roma, è accusato di aver scritto il falso nel “Memoriale di servizio” del 2 novembre 2018, dove indicava che un maresciallo e un vice brigadiere, entrambi del suo reparto, erano impegnati in altri servizi esterni. In realtà il primo era stato ascoltato negli uffici della Questura, mentre l’altro lo aveva accompagnato, secondo quanto riferito da Agi.
Infine il maresciallo Perri del Nucleo Radiomobile di Roma, secondo la richiesta di rinvio a giudizio poi accolta dal giudice Ciranna, durante la sua deposizione come testimone avrebbe mentito, negando di aver chiesto ai poliziotti di assistere all’interrogatorio in Questura del collega che lui stesso aveva accompagnato.
Le accuse
Sui tre imputati pendono, a vario titolo, le accuse di depistaggio e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Il Ministero della Difesa è considerato responsabile civile, mentre tra le parti civili figura anche Riccardo Casamassima, assolto dall’accusa di spaccio, che raccontò quello che aveva visto, contribuendo a documentare il pestaggio subito da Cucchi all’interno della caserma.
Tra le parti civili figurano anche l’associazione Cittadinanzattiva, con l’avvocato Stefano Maccioni, il Partito per la tutela dei diritti dei militari e i tre agenti della penitenziaria, accusati nel primo processo e poi assolti.

