Pubblicato il 20 Giugno 2026
L’indagine fa luce su anni di intimidazioni
Tre persone ritenute vicine ai clan camorristici attivi nell’area nord di Napoli sono state arrestate nell’ambito di un’inchiesta che ha portato alla luce una presunta attività estorsiva ai danni di due fratelli imprenditori di Casoria.
Secondo gli investigatori, le vittime avrebbero subito per lungo tempo minacce, aggressioni e continue richieste di denaro, in un clima di forte intimidazione che avrebbe condizionato la loro attività lavorativa.
Le violenze per imporre il pagamento del pizzo
Le indagini hanno ricostruito un quadro fatto di pressioni e atti intimidatori finalizzati a ottenere somme di denaro dagli imprenditori. Gli indagati avrebbero utilizzato la forza e il timore derivante dall’appartenenza ai gruppi criminali per piegare la resistenza delle vittime.
In più occasioni, secondo l’accusa, i due fratelli sarebbero stati aggrediti fisicamente e costretti a subire richieste economiche sempre più pressanti, con il rischio di conseguenze ancora più gravi in caso di rifiuto.
Coinvolti esponenti dei clan Amato-Pagano e Ferone
L’operazione ha riguardato soggetti ritenuti legati ai clan Amato-Pagano e Ferone, organizzazioni criminali note nel panorama della camorra campana e già finite al centro di numerose indagini giudiziarie.
Gli arresti rappresentano il risultato di un’attività investigativa che ha consentito di raccogliere elementi ritenuti sufficienti per contestare agli indagati gravi episodi di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Decisiva la collaborazione delle vittime
Un ruolo fondamentale nell’inchiesta sarebbe stato svolto proprio dai due imprenditori, che hanno deciso di collaborare con gli investigatori raccontando quanto avrebbero subito nel corso degli anni.
Le loro testimonianze, unite agli accertamenti svolti dagli inquirenti, hanno contribuito a delineare il presunto sistema di intimidazione e pressione economica contestato agli arrestati.
Proseguono gli accertamenti
L’indagine prosegue per verificare eventuali ulteriori responsabilità e accertare se vi siano altre persone coinvolte nella vicenda.
Come previsto dalla legge, gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. Le accuse formulate dagli investigatori dovranno infatti essere valutate nelle successive fasi del procedimento giudiziario.

